domenica 13 gennaio 2013

RADIO ARGO

Vorrei rendervi partecipi di una straordinaria esperienza culturale che ho vissuto grazie a uno spettacolo teatrale veramente eccezionale, a cui ho avuto la fortuna di assistere il 21 ottobre scorso al Teatro Parenti di Milano. L'attore e regista ha fatto già diversi lavori, tra cui "Carabinieri" per la tv, ma è molto più di questo...leggete e capirete.


Radio Argo: un titolo che unisce il moderno con l’antico. Radio Argo, per la regia di Peppino Mazzotta, unico attore in scena, e basata su una riscrittura dell’Orestea firmata Igor Esposito, eclettico docente di Storia dell’arte napoletano.

Il sacrificio della dolce, piccola, innocente Ifigenia per propiziare le divinità e consentire ad Agamennone di conquistare la gloria a Troia; l’ira e la vendetta di una madre e di una donna abbandonata; l’assassinio di un re vittorioso ma padre egoista e la vendetta di un figlio che si trova tra due fuochi ma alla fine sceglie il dovere e per questo viene assolto: ci sono tutti, ad esclusione di Elettra, gli ingredienti di una trilogia che dimostra come il desiderio di potere e gli affetti, soprattutto quelli familiari, siano spesso in contraddizione.

Recuperando una prassi del teatro antico, che non prevedeva donne in scena e si limitava a evocare gli eventi senza inscenarli, Mazzotta interpreta con maestria sia personaggi maschili sia personaggi femminili: con un trucco pesante, che richiama l’antinaturalismo delle maschere, si muove con una sedia a rotelle da una parte all’altra di un palco che, con pochi elementi scenici, riesce a evocare spazi aperti come stanze chiuse.

La vicenda prende avvio con l’esasperante cantilena di Ifigenia, innamorata alla follia del padre e vestita di un impermeabile rosso sangue che preannuncia il suo destino di morte. Segue lo straordinario sdoppiamento tra Clitemnestra ed Egisto, la cui parlata marcatamente siciliana è un utile e divertente strumento per veicolarne le qualità negative. Ma questa scelta risulta poco coerente con il codice linguistico prevalente: un italiano medio della conversazione che contribuisce a rendere comprensibile e attuale il mito anche per chi non lo conosce. Eccezionale invece l’invasamento di Cassandra, che col volto coperto interamente da un velo e una voce artificiale, accompagnata da movimenti quasi epilettici, si fa medium di una realtà ultraterrena ed è senz’altro il personaggio più riuscito.

Il tutto è intervallato dai continui aggiornamenti di un radiocronista, che funge da coro e nel contempo ci riporta ai nostri giorni, ai tempi dei mass media e dei comizi politici. E una conferenza sembra anche il discorso di Agamennone tornato vittorioso da Troia per ingraziarsi il popolo e giustificare l’assassinio della figlia: un santone in giacca e occhiali scuri, che con atto benedicente predica la logica del potere.
Chiude il cerchio un inedito Oreste, incerto sul da farsi come non è mai stato per Eschilo e, diversamente da tutti gli altri, non toccato dalla sete di potere: non a caso è l’unico personaggio che per muoversi non ha bisogno della sedia a rotelle, eloquente emblema di malattia.

La sala A come A del Teatro Parenti di Milano si è dimostrata perfetta per questa “Orestea pop”, come è stata definita: le dimensioni ridotte e il buio hanno contribuito a far sentire coinvolto un pubblico non molto numeroso ma molto caloroso, tanto che non riusciva più a smettere di applaudire.


Eccovi un assaggio di ciò che è statao lo spettacolo:


Roby<^>

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