Visualizzazione post con etichetta Economia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Economia. Mostra tutti i post

venerdì 9 dicembre 2011

SISTEMA DI CRISI (Parte III)


Premessa: sono da sempre convinto che il lettore vada stimolato a cercare notizie, ad informarsi. Ecco perché ogni link che ho inserito a questo articolo non è una semplice nota in fondo alla pagina, una fonte di cui fa bene conoscere l’esistenza e basta. Tutti i link contengono informazioni aggiuntive agli argomenti trattati, leggerli ed approfondire è vostro diritto e vostro dovere.

 
Il nuovo governo Monti, che dovrebbe portare l’Italia fuori dalla crisi, si compone di personaggi che hanno forti legami con le banche: Elsa Fornero, Ministro del Welfare e delle Pari Opportunità, è stata vicepresidente del comitato di controllo di Intesa SanPaolo[1]; Francesco Profumo, Ministro dell’Istruzione, è stato nel cda di Unicredit Private Bank[2]; Piero Gnudi, Ministro dello Sport e del Turismo, già famoso per essere il suocero di Antonio Albanese, è stato membro del cda di Unicredito Italiano[3]; Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture, ex amministratore delegato del Banco Ambrosiano Veneto e di Intesa SanPaolo, noto per la sua pessima gestione delle Poste Italiane (con tanto di accusa della Corte dei Conti) e per il suo ruolo decisivo nella recente vendita Alitalia.[4]
Gente competente, dicono i più informati, come il neo Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, più volte coinvolto in indagini sulla gestione dei rifiuti, e accusato dall’associazione Greenpeace di essere legato alle industrie[5], nonché sostenitore del nucleare[6]; o anche l’attuale Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, che, da prefetto, negò l’esistenza della mafia a Genova, dimenticandosi delle numerose inchieste della magistratura a riguardo, e che fu anche sotto inchiesta per abuso d’ufficio, nell’ambito della gestione del Teatro Bellini di Catania.[7]
Dal conflitto d’interessi di Berlusconi, passiamo al conflitto d’interessi colossale del governo tecnico Monti, dal quale non è esente neppure il Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, ammiraglio e Presidente del Comitato Militare della Nato, un militare al governo, particolarità che si era verificata solamente nel governo tecnico Dini nel 1995.[8]
Ci sono, poi, le responsabilità dell’Unione Europea, dalla politica della Bce, oggi presieduta da Mario Draghi, delle fondamenta stesse dell’Unione, che presentano grossi deficit di democraticità: l’espressione più alta di ogni sistema democratico è il parlamento, eletto dal popolo e detentore del potere legislativo, ma in Europa il parlamento conta ben poco, mentre il potere è nella mani del Consiglio e della Commissione, i cui membri non sono eletti ma nominati. Piuttosto lontana da ogni standard democratico è stata anche l’approvazione del Trattato di Lisbona, una costituzione europea di fatto, che supera in valore quelle nazionali e, per tanto, sarebbe da recepire tramite referendum in ogni Stato. Dopo le critiche e gli iniziali “no” di Francia e Olanda, il Trattato fu sottoposto a referendum in Irlanda, dove fu respinto con il 53,4% di voti contrari.[9] Subito dopo, il Paese sprofondò nella crisi economica, il referendum fu riproposto e, poco prima del voto, il Commissario Europeo Barroso fece visita in Irlanda, promettendo, in caso di approvazione del Trattato, aiuti per 14,8 milioni di euro.[10] Ovviamente, vinse il “sì”.
È notizia recente la proposta dei presidenti del Consiglio e della Commissione Europea, Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso di un piano per rafforzare l’Europa, dando potere di veto e di modifica, da parte della Ue, sulle leggi finanziarie nazionali, e permettendo all’Unione di sanzionare gli Stati membri che non rispettino le norme europee in materia economica con la sospensione del diritto di voto in Consiglio o con il blocco dei finanziamenti.[11]
C’è, poi, un gruppo di “ribelli” all’interno della Ue stessa, ma non cantate vittoria troppo presto: non si ribellano per la scarsa democrazia del sistema, si ribellano per il suo eccesso. Stiamo parlando del cosiddetto Gruppo di Francoforte, guidato da Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, leader delle due principali potenze europee, che, stanchi delle lungaggini di Bruxelles, hanno deciso di prendere in mano la situazione. “Se vogliamo considerare la crisi come un'opportunità, dobbiamo essere pronti ad agire più rapidamente e in modo non convenzionale" ha detto la Merkel.[12] Non è un caso che, dopo aver annunciato di indire un referendum, così che la cittadinanza greca potesse scegliere se accettare o no i sacrifici imposti dall’Europa, il premier Papandreu sia diventato bersaglio della stampa e della politica internazionale, costretto a dimettersi dopo l’incontro con il Gruppo di Francoforte, durante il G20.
Stessa sorte è toccata a Berlusconi, anche lui saldamente ancorato alla sua poltrona fino al sopracitato summit.
A questo punto, il bravo scrittore dovrebbe concludere con un bel finale da editorialista, ma tutta questa vicenda non è ancora conclusa, la parola fine deve ancora giungere.


P.S. Per maggior informazioni sui lati oscuri del Trattato di Lisbona, si rimanda all’articolo in merito di Paolo Barnard.[13]
Per comprendere gli effetti delle politiche Neoliberiste in Sudamerica potrebbe essere utile visionare il documentario Diario del saccheggio di Fernando E. Solanas.[14]
Per saperne di più sulla crisi in Grecia, si consiglia la visione del documentario Debtocracy di Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou.[15]
Se, invece, siete interessati alla crisi attuale da un punto di vista più tecnico, è consigliata la lettura dell’articolo di Sebastiano Putoto Era meglio Silvio? Governi e cadute ai tempi della crisi.[16]
In merito alla crisi e al Neoliberismo, può risultare utile la lettura del saggio di Paolo Barnard Il più grande crimine.[17]

P.S.S. La sera di martedì 22 novembre, su Canale5, è andata in onda una puntata di Matrix dedicata al tema del complotto e della crisi economica, con ospiti Giulietto Chiesa, Claudio Messora, Paolo Barnard, Claudio Costamagna e altri. La tesi sostenuta dai primi tre è stata ridicolizzata al livello di una paranoia sui templari e chissà che altro, davanti alla faccia divertita di Claudio Costamagna, ex-dirigente di alto livello di Goldman Sachs. Occorre far notare che Costamagna era responsabile di tutti i team di banchieri della società in Europa[18], nello stesso periodo in cui Goldman Sachs è accusata di aver iniziato le sue operazioni truffa coi conti pubblici greci.[19]

Valerio Moggia


[19] Vedi nota 4 della parte I

sabato 3 dicembre 2011

SISTEMA DI CRISI (Parte II)

Premessa: sono da sempre convinto che il lettore vada stimolato a cercare notizie, ad informarsi. Ecco perché ogni link che ho inserito a questo articolo non è una semplice nota in fondo alla pagina, una fonte di cui fa bene conoscere l’esistenza e basta. Tutti i link contengono informazioni aggiuntive agli argomenti trattati, leggerli ed approfondire è vostro diritto e vostro dovere.

La crisi odierna è frutto delle politiche di quegli anni, della cessione a privati di aziende pubbliche, che garantivano allo Stato grosse entrate. Dalla situazione del 1995, quando il debito pubblico raggiunse il suo apice[1], ma in cui il 90% di quel debito era, appunto, interno (posseduto, cioè, da investitori italiani), siamo passati ad una situazione in cui il 44% del nostro debito è estero (detenuto, cioè, da stranieri).[2]

Infatti, il debito pubblico in sé è un falso problema, dipende da chi possiede il debito: il Giappone ha un debito molto più alto di quello italiano, ma detenuto quasi esclusivamente da investitori residenti, l’esatto opposto della situazione europea.[3]

E tra questi investitori, ovviamente, non mancano i grandi istituti di credito e le banche d’affari (come Goldman Sachs, appunto, che nelle ultime elezioni americane ha finanziato sia la campagna elettorale del democratico Barack Obama, sia quella del suo avversario, il repubblicano John McCain[4]).

L’enclave italiana della potente banca americana è folta: oltre ai già citati Monti, Prodi e Tononi, per lei hanno lavorato anche Gianni Letta[5] e Mario Draghi. L’ex-governatore di Bankitalia e oggi presidente della Bce passò a Goldman Sachs nel 2001, dopo aver lasciato l’incarico al Tesoro, ricoprendo il ruolo di advisor di Abn Ambro e Banco di Bilbao, le due banche che, poco dopo, rilevarono le quote di maggioranza, rispettivamente, di Antonveneta e Bnl.[6]

E, valicando i confini nazionali, troviamo altri nomi, come il già citato premier greco Papademos, ex-governatore della banca centrale greca dal 1994 al 2002 (sì, proprio nel periodo in cui il giornalista Greg Palast accusa GS di aver iniziato i suoi loschi affari nell’economia ellenica), o l’irlandese Peter Sutherland, che partecipò attivamente alle operazioni di salvataggio della sua nazione durante l’ultima crisi.[7]

La rete di rapporti di queste banche è impressionante, e finisce per generare colossali conflitti d’interesse che vengono sempre ignorati dalle varie classi politiche, ma che non mancano di farsi sentire: appena eletto, Barack Obama promise che avrebbe colpito i responsabili della crisi, tra cui c’era la banca Jp Morgan Chase, che aveva finanziato la sua campagna elettorale[8]. Non solo la promessa non è stata mantenuta, ma il presidente degli Usa ha addirittura nominato William Daley, dirigente di Jp Morgan, suo capo di gabinetto.[9]

Il caso di Mario Monti, poi, è ancora più sospetto: Goldman Sachs, accusata di aver scatenato la crisi in Italia, ora si ritrova un suo uomo di fiducia a dirigere il Paese. La stessa cosa sta accadendo, in questi giorni, in Grecia: la scelta di affidare il governo all’ex-vicepresidente della Bce Lucas Papademos è speculare a quella italiana, poiché anche il nuovo premier greco ha lavorato per Goldman Sachs.[10]

In pieno conflitto d’interessi sono anche le famose agenzie di rating, gli organi che dovrebbero controllare l’economia di nazioni e aziende, assegnando loro un voto in base al rischio d’investimento. Le stesse, si ritrovano sotto il diretto controllo delle aziende che dovrebbero controllare e consigliare.[11]

Ma a che scopo tutto questo?

Forse le motivazioni sono da ricercare nelle teorie di Milton Friedman, fondatore della scuola monetarista e sostenitore della politica del laissez-faire (il minimo intervento della politica negli affari economici), e in un documento redatto dopo la prima riunione della Commissione Trilaterale (organizzazione nata nel 1973 per volere del presidente della Chase Manhattan Bank David Rockefeller), intitolato The crisis of Democracy[12], nel quale si sostiene che un eccesso di democrazia aveva causato una paralisi del sistema decisionale, causando la crisi economica dei primi Anni Settanta. Il mercato andava, quindi, liberalizzato, diminuendo l’intervento statale e favorendo i privati, a discapito della democrazia diretta.[13]

Si tratta della dottrina economica del Neoliberismo, di cui si fecero portavoce in primis Jimmy Carter e, successivamente, Ronald Reagan e Margareth Tatcher, negli Anni Ottanta.

Per riuscire in questo scopo, per recuperare il controllo sulla politica, sarebbe così nata la Commissione Trilaterale, che riunisce industriali, economisti e politici. Mario Monti, al momento, è presidente della sezione europea della Commissione.[14]

Parallelamente alla Commissione, ma ben più segreto, c’è il Gruppo Bilderberg, nato nel 1954 ma pubblicamente conosciuto solo dagli Anni Duemila. Le riunioni si svolgono nel più totale segreto, i partecipanti devono essere stati invitati per avere accesso alle riunioni, e sono vincolati al silenzio. [15]

La giornalista Naomi Klein, nel suo saggio Shock economy, spiega come sia possibile manovrare l’opinione pubblica al fine di farle accettare misure che, normalmente, sarebbe ritenute inaccettabili: riduzioni di salari, delle pensioni, privatizzazione delle aziende statali, rinuncia alla sovranità monetaria, tutte manovre che possono essere approvate solo in seguito ad un forte shock. Come uno shock psicologico fa regredire la vittima ad uno stato infantile, in cui è più facilmente manovrabile, la stessa strategia può essere applicata in economia. Così, una crisi diventa lo shock necessario per far passare le riforme “lacrime e sangue”.[16]

Tutto ciò fa emergere, dalla nebulosa situazione riportata dalla stampa mainstream, l’esistenza di una lobby bancaria tanto potente da decidere della sorte di governi e di interi Stati. La possibilità che gruppi di persone sfruttino il sistema economico capitalista per trarne profitto e difendere i propri interessi non dovrebbe stupire.


Valerio Moggia.



[16] Shock economy, Naomi Klein; http://www.youtube.com/watch?v=ScQO1txA57o