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giovedì 5 gennaio 2017

Tatuaggi, Eros e Thanatos: cronache del mio viaggio in una Parigi di carta e sogni nel cassetto. Le cabinet Masson

Con l'anno nuovo ho deciso di spiegare perché da poco meno di 48 ore questa foto troneggia sul salvaschermo del mio cellulare.


A voi di certo non interessa perché fino a dieci secondi fa non avevate nemmeno idea che io esistessi, che questa foto esistesse e che fosse sullo sfondo del mio telefono. Ma oramai non riesco più a trattenere la voglia di scriverne, tanto più che l'ho (quasi) promesso a una persona. Eppure, più che un dovere, per me è un piacere parlare del libro Le cabinet Masson di Cristian Borghetti.

La foto incriminata richiama l'accattivante copertina di questo romanzo, che appassiona dalla prima all'ultima pagina. Forse perché ambientato in quella Francia che da quando avevo 11 anni mi ha sedotto completamente. Forse perché parla di tatuaggi, un mondo a me interamente estraneo. O forse perché Cristian è un vero talento della scrittura, nonostante lavori in tutt'altro settore. Non so dirvi perché è successo; fatto sta che io, che ormai da diverso tempo non riuscivo più a leggere libri che non fossero testi scolastici, ho letto il bellissimo romanzo di Cristian in un battibaleno.

Quel titolo in francese aveva già catturato la mia attenzione la scorsa estate, quando l'in gambissima Assessora alla cultura aveva organizzato un evento a base di arte, visite culturali e presentazioni di libri di autori locali. Io ho seguito per lavoro quella di una raccolta di poesie, mentre dall'altra parte del paese si discuteva di Le cabinet Masson. Con rammarico ho dovuto sceglierne una escludendo l'altra, poi il tran tran quotidiano ha preso il sopravvento e non ci ho più pensato. Quel dommage... Ma non sapevo che circa due mesi dopo avrei finalmente avuto modo di recuperare l'occasione perduta.

L'autore del romanzo era tra i relatori di una serata in biblioteca e moderava la presentazione dell'ultimo libro di un suo amico. Io ero stata incaricata dalla mia redazione di stendere un articolo sull'iniziativa. E anche se il mio pezzo non lo riguardava direttamente, circa una settimana dopo l'incontro Cristian mi ha voluto fare omaggio di una copia di Le cabinet Masson. Non ci credevo! Proprio quel romanzo che tanto mi aveva incuriosita pochi mesi prima! Senza saperlo mi aveva fatto un regalo graditissimo. E poi non è da tutti un gesto così generoso.

Lo scrittore lecchese Cristian Borghetti
Così in men che non si dica ho divorato il suo libro. Non mi ha deluso neanche per un attimo, benché non sia come lo avevo immaginato la scorsa estate. E di certo ha soltanto aumentato in me l'ardente voglia di andare a Paris, scrigno di tutti i miei desideri. Di pagina in pagina mi sono follemente aggrappata alla vita di Delacroix, il tatuatore protagonista del romanzo, e ho sognato a occhi aperti di essere anche solo per un istante Iman, bellissima modella su cui l'artista si accinge a creare il capolavoro che di certo lo consacrerà nell'olimpo dell'arte del tatuaggio. Se solo non fosse per un piccolo imprevisto che rovescia completamente le aspettative di Bastien: Iman perde la vita prima che lui possa completare l'opera. E da quel momento inizia una parabola discendente che si risolve nel peggiore dei modi per Delacroix.

Un vortice di emozioni vi catapulterà nel pericoloso, sensuale e artistico mondo di Bastien, pardon, Cristian Borghetti se anche voi, come me, avrete la fortuna di leggere Le cabinet Masson. E dire che avevo deciso di andare alla presentazione del libro di poesie...

 Roby <^>

sabato 15 febbraio 2014

UN PICCOLO OMAGGIO A UNO STRAORDINARIO RAGAZZO NORMALE: PIERO GOBETTI (19/06/1901-15/02/1926) 


Come fa notare Marco Gervasoni nel suo studio L'intellettuale come eroe (2000),[1] la figura di Piero Gobetti non smette mai di incuriosire, di suscitare interesse e ammirazione in chi, di volta in volta, si accinge a studiarla in occasione di corsi universitari, o semplicemente a ricordarla «ogni qual volta nella società italiana si presentano trasformazioni di un qualche rilievo».[2]

In particolare, data la natura essenzialmente sociale e politica della maggior parte delle riflessioni che Gobetti fece durante la sua instancabile attività pubblicistica, è proprio quest'ultimo aspetto a destare spesso un risveglio nelle coscienze degli italiani: anche grazie al Centro Studi Piero Gobetti, inaugurato a Torino nel 1961 in quella che fu la casa di Gobetti e della moglie Ada Prospero, è possibile rimanere costantemente in contatto con l'operato di questo giovanissimo antifascista, la cui acutezza d'ingegno e lungimiranza politica non smettono mai di stupire.
Proprio pochi mesi fa, il quotidiano «La Repubblica» ha segnalato un interessantissimo convegno, che il Centro Studi ha promosso a Parigi assieme alla Maison d'Italie, sugli ultimi giorni di Piero Gobetti, vissuti nella capitale francese durante quello che Gobetti non definì mai un esilio, ma che al contrario visse come opportunità di far sentire la propria voce dall'estero e continuare ciò che aveva intrapreso in Italia, per poi ritornare quando lo avesse ritenuto opportuno.[3] È grazie a simili iniziative, tra cui il progetto di fondare una casa editrice di respiro europeo proprio a Parigi, le cui propaggini si sarebbero sparse in tutta Europa secondo i progetti del torinese, che la figura di Gobetti affascina e al contempo stordisce, data la grandezza dei suoi piani e la forza morale non comune, da cui si lasciava guidare in ogni sua iniziativa. E forse era destino che il giovane terminasse i suoi giorni a Parigi, centro culturale e politico di grande influenza, allora come nel passato: emblema di quell'europeismo di cui Gobetti fece costantemente il proprio punto fermo e la propria meta.
Al di là di tutto ciò che egli fece per la politica italiana (conosceva approfonditamente sia la storia politica del passato, sia quella a lui contemporanea, e possedeva una lucidità d'analisi e un bagaglio di conoscenze che potrebbero mettere tuttora in imbarazzo perfino i politologi più qualificati), al di là del suo importantissimo contributo per la comprensione e la modernizzazione della società, seppur con le inevitabili sconfitte e delusioni, ciò che più ha suscitato il mio interesse è stato il suo impegno culturale, in particolar modo quello relativo alla traduzione di opere in lingue straniere.
Avendo una passione viscerale per le lingue, che mi sono sempre sembrate specchio di una forma d'arte, la musica, che ritengo il più immediato ed espressivo mezzo di comunicazione, e provenendo da un liceo linguistico, in cui ho imparato a leggere i testi in lingua originale, a tradurli più fedelmente possibile e a considerare la comunicazione interlinguistica come qualcosa di naturale, non avevo alcuna idea di quanto la traduzione fosse stata osteggiata in diversi periodi della storia culturale italiana, tra cui proprio quello fascista, né di come venissero selezionati e tradotti i testi stranieri importati in Italia.
Sono stati illuminanti in proposito due laboratori e due corsi frequentati durante questi anni universitari. I primi due, l'uno dedicato alla traduzione letteraria, l'altro ai classici del teatro antico portati sulle scene contemporanee, sono stati utilissimi per conoscere gli aspetti pratici della traduzione; i corsi di Storia della cultura contemporanea e di Letterature comparate, invece, mi hanno permesso di conoscere in modo più diretto il ruolo di Gobetti come mediatore, traduttore e teorico della traduzione nell'Italia fascista. Le riflessioni emerse durante le lezioni di Storia della cultura contemporanea mi hanno subito fatto ammirare l'operato gobettiano riguardo alla traduzione: la giovane età e l'impegno morale che Gobetti metteva nel tradurre, come in qualsiasi aspetto della sua attività culturale, mi hanno fatto sentire molto vicina alle sue idee e mi hanno subito incuriosita. In particolare, dopo averne sentito parlare nuovamente al corso di Letterature comparate, ho deciso di approfondire le mie conoscenze riguardo a questo giovane sostenitore delle letterature straniere, fautore in prima persona di traduzioni dirette, integrali e fedeli.
Lungi dal voler sostenere che l'unica modalità corretta di tradurre un testo straniero sia rispettarlo fedelmente,[4] è però evidente che Gobetti, con le sue riflessioni teoriche, basate sull'onestà dell'impegno traduttivo, e con il suo modo di concepire la traduzione come un'attività pionieristica, che andasse sempre alla ricerca del nuovo, sia dal punto di vista delle opere da tradurre, sia dal punto di vista delle interpretazioni testuali, abbia dato un contributo significativo per smuovere le coscienze dei traduttori di allora e abbia messo in evidenza, come pochi avevano fatto prima, la natura artistica e le responsabilità della traduzione, fino ad allora concepita per lo più come una pratica temporanea, che servisse ad aspiranti letterati unicamente per fare gavetta, poiché ritenuta priva di qualsiasi dignità, sia economica,[5] sia letteraria.
Nonostante, con mio grande rammarico, non mi sia potuta concentrare sugli aspetti pratici dell'esperienza traduttiva gobettiana, dato che non ho mai avuto l'occasione di studiare la lingua russa, che egli prediligeva tra tutte in quanto, a suo parere, proprio dalla Russia l'Italia avrebbe potuto imparare a modernizzarsi, le sue riflessioni mi hanno avvinta a tal punto da volerle approfondire, per comprenderne tutti gli aspetti e contestualizzarle.
Ma questa è un'altra storia...
Grazie Piero per tutto quello che ancora significhi per noi giovani italiani.

Roby <^>



[1]    M. Gervasoni, Introduzione a L'intellettuale come eroe: Piero Gobetti e le culture del Novecento, La Nuova Italia, Scandicci, 2000, pp. 5-16.
[2]    Ivi, p. 5.
[3]    Cfr. M. Novelli, Gli ultimi giorni di Gobetti, in «La Repubblica», 38, 94, 23 aprile 2013, p. 38.
[4]    Si pensi, ad esempio, alle traduzioni infedeli e non integrali di diverse opere dello scrittore americano Hemingway realizzate da Vittorini: molte volte il romanziere siciliano eliminò intere parti presenti nei testi originali, in particolare quelle che rendevano conto dei pensieri dei personaggi, poiché le riteneva troppo cerebrali e pensava che appesantissero il testo. Altre volte, invece, ritenne necessario aggiungere parole o modificare del tutto la costruzione di alcune frasi, che però in questo modo persero la loro immediatezza e la loro pregnanza, nonché l'ironia che Hemingway era riuscito a ricavarne. Infine, non mancarono da parte di Vittorini interventi tipicamente naturalizzanti, atti a familiarizzare realtà, luoghi, usanze sconosciuti ai lettori italiani. Un approccio completamente diverso, quindi, rispetto a quello di Gobetti, sostenitore di un costante impegno di fedeltà nella resa dello stile dell'autore.
[5]    Questo aspetto, purtroppo, è ancora presente nella nostra editoria: i traduttori sono certo più tutelati rispetto al passato, ma non sono ancora adeguatamente ricompensati per il loro lavoro. 

domenica 30 settembre 2012

BUON COMPLEANNO UOMO MEDIOCRE!


30 Settembre 2012 : L’uomo mediocre compie un anno!!

Proprio così, oggi è il primo (e speriamo non anche l’ultimo!) compleanno de L'Uomo mediocre. Cosa abbiamo fatto in questo lungo e intenso anno? Forse nulla di buono, forse invece qualcosa di importante o per lo meno interessante per alcuni di voi.
Come avete avuto modo di vedere, ci siamo occupati di molte cose:
 
- Di musica, con la rubrica STAY TUNED!, inaugurata con il nostro primissimo post (3 ottobre 2011: I PINK FLOYD E SGT. PEPPER’S LONELY HEARTS’ CLUB BAND http://www.fbmcssblogblogger.blogspot.it/2011/10/i-pink-floyd-e-sgt-peppers-lonely.html ) e che presto riprenderà le pubblicazioni, e gli articoli di Storia d'Italia in musica ( 30 ottobre 2011: DALL'UNITA' ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE http://www.fbmcssblogblogger.blogspot.it/2011/10/storia-ditalia-in-musica-dallunita-alla.html );     
 
- Di teatro (29 dicembre 2011: L’ESSENZA DELLA MODERNITA’- Pirandello e i Sei Personaggi in cerca d’autore http://www.fbmcssblogblogger.blogspot.it/2011/12/lessenza-della-modernita.html ) e cinema, con le recensioni di Visioni Alternative, rubrica aperta il 19 ottobre 2011 con il film Vuoti a rendere (2007) http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2011/10/visionialternative-vuoti-rendere-2007.html ;
 
- Di filosofia, a partire dal 9 ottobre 2011 con L’INDIPENDENZA NATURALE E L'ORIGINE DEL MALE IN JEAN-JACQUES ROUSSEAU, http://www.fbmcssblogblogger.blogspot.it/2011/10/lindipendenza-naturale-e-lorigine-del.html , e con articoli come OGNI SOSTANZA E' COME UN MONDO A PARTE, del 25 luglio 2012  http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/07/ogni-sostanza-e-come-un-mondo-parte.html
 
- Di arte, letteratura e televisione (11 ottobre 2011: INTRODUZIONE ALLA BOHÈME, UN MODO DI VIVERE E CONCEPIRE L'ARTE http://www.fbmcssblogblogger.blogspot.it/2011/10/introduzione-alla-boheme-un-modo-di.html ; 15 dicembre 2011: IL TEMPIO INDIANO http://www.fbmcssblogblogger.blogspot.it/2011/12/il-tempo-indiano.html ; 24 ottobre 2011: UN AMORE A TUTTA BIRRA http://www.fbmcssblogblogger.blogspot.it/2011/10/un-amore-tutta-birra.html );
 
- Di storia (interessantissimo l’ultimo post, del 9 luglio 2012, UNA GUERRA DIMENTICATA http://www.fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/07/una-guerra-dimenticata.html );
 
- Di scienza ( come per esempio nel post del 26 ottobre 2011, E' NATO PRIMA L'UOVO O LA GALLINA?! http://www.fbmcssblogblogger.blogspot.it/2011/10/e-nato-prima-luovo-o-la-gallina.html ), di neuroetica (21 novembre 2011: STORIA DELLA NEUROETICA http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2011/11/storia-della-neuroetica.html );
 
- Di editoria, con gli appuntamenti della rubrica Esperimenti di editoria ( 12 maggio 2012: SCHEDA VENDITORI http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/05/esperimenti-deditoria-scheda-venditori.html ), ma anche di videogiochi (13 dicembre 2011: WARHAMMER 40K- SPACE MARINE http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2011/12/warhammer-40k-space-marine.html ), graphic novels (29 gennaio 2012: FROM HELL: IL MECCANISMO DELLA PAURA http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/01/from-hell-il-meccanismo-della-paura.html ), racconti brevi realizzati dai nostri collaboratori (l’ultimo è del 14 settembre 2012: DA ANTIGUA A LARROCHE http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/09/da-antigua-larroche.html ).

E abbiamo cercato di dare anche spazio all’“attualità”e ai problemi sociali, occupandoci dell’ultimo censimento (25 gennaio 2012: CHE COS'E' IL CENSIMENTO? VE LO SPIEGA UN RILEVATORE ISTAT http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/01/che-cose-il-censimento-ve-lo-spiega-un.html ), del ruolo della televisione e della retorica impiegata per dare informazioni (5 novembre 2011: PERDONATE LO SFOGO... http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2011/11/perdonate-lo-sfogo.html e 16 maggio 2012: IL POTERE DEFORMANTE DELLA RETORICA http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/05/il-potere-deformante-della-retorica.html ), dell’importanza di ricordare il passato ( 1 marzo 2012: RISPOSTA A LUPOGRIGIO77 http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/03/risposta-lupogrigio77.html ) e del modo tutto personale con cui i nostri anziani vi restano attaccati ( 2 gennaio 2012: QUANDO GLI ANZIANI DICONO “VIVA IL FASCISMO!” http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/01/quando-gli-anziani-diconoviva-il.html ), dell'obesità e dell'anoressia (17 gennaio 2012: OBESITA' VS ANORESSIA? http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/01/obesita-vs-anoressia.html ), del ruolo della politica nella vita dei giovani ( 2 febbraio 2012: LA POLITICA OGGI? http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/02/la-politica-oggi.html ).

Ma non è mancato nemmeno lo sport: dalla formula 1 ( 11 novembre 2011: SEMPLICEMENTE GILLES http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2011/11/gilles-vileneuve-e-uno-di-quegli.html e 18 marzo 2012: THE ICEMAN’S WAY http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/03/icemans-way.html) al calcio soprattutto, con le due rubriche Verso Euro 2012, inaugurata il 15 gennaio 2012 con l’articolo sulla Germania http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/01/verso-euro-2012-germania.html, e A ritmo di musica: gli inni delle nazionali partecipanti a Euro 2012, in cui ci siamo occupati della storia degli inni nazionali di tutte le squadre che hanno partecipato a questo Europeo che ci ha fatto sognare e piangere ( 1 giugno 2012: POLONIA E GRECIA http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/06/ritmo-di-musica-gli-inni-delle-nazioni.html )

E poi ci sono articoli “inclassificabili”, o meglio, che rispondono a molte etichette: pensiamo a quelle del 16 aprile 2012, riguardante IL CRISTIANESIMO IN ARMENIA http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/04/il-cristianesimo-in-armenia.html , o a UN’ESTATE V.A.O.V.! del 21 agosto 2012 http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2012/08/voglio-parlarvidellesperienza-che-ho.html ; mentre altri hanno uno scopo ben preciso, come i nostri discorsi di laurea, raccolti nella sezione Discorsi Tesi (il primo: 11 dicembre 2011, EPISODI DI MEDIOEVO http://fbmcssblogblogger.blogspot.it/2011/12/episodi-di-medioevo.html ).
 
Che dire, ci sono ancora molte cose da fare e da migliorare. Per riuscirci speriamo che vogliate continuare a leggerci e darci consigli, in particolare riguardanti gli argomenti da trattare e le modalità con cui scrivere, così da realizzare articoli meno noiosi e complicati possibile!

Grazie di tutto e… appuntamento al prossimo post!

Lo staff

sabato 4 febbraio 2012

CHE COS’E’ IL CENSIMENTO? VE LO SPIEGA UN RILEVATORE ISTAT- Parte II


4) SI POSSONO CENSIRE ANCHE GLI ANIMI? LA GENTE CIRCA IL CENSIMENTO. Non è una novità che quando si svolge un servizio di apertura totale al pubblico esso non possa riservare delle imprevedibili sorprese, e non per forza positive, ma neppure del tutto negative. In primis, una regola senza la quale non si va da nessuna parte: un’infinita gentilezza coniugata ad una pazienza da dispensare in dosi gargantuesche… e se non bastasse? Calma, tranquillità, disponibilità e – specialmente – sorridere sempre, anche nei momenti no. Può succedere di tutto, e di tutto ciò che può succedere l’importante è “farne personalmente tesoro”: puoi trovare la gentilezza nella sua espressione più sconfinata come l’ostilità più gretta; se non l’ignoranza più asinina (per non definirla sesquipedale) ma ingenua e bonaria barcamenarsi con lo snobismo più ostentato a cui si potrebbe mai assistere in una vita, e persino; malfidati cronici che – anche dopo aver ricevuto la conferma tramite una telefonata col municipio che ciò che stai a fare è legale e che il c. è un obbligo di ogni cittadino – rimangono a galleggiare nel loro brodo di dubbiosa ipocrisia decidendo di non aiutarti a collaborare finché non si decidono palesandolo con un’impercettibile smorfia sul volto (come a significare: «Uffa!»): prima ti domandano [anche maleducatamente ma spesso e volentieri] presuntuosamente «A che c***o serve sta roba?» per poi troncare il tutto con un secco e spensierato «Tutto qui?»… sei fortunato se non ti capita di peggio, e tieni conto che – se ti chiedono scusa – puoi ritenerti sì davvero fortunato, il che sarebbe già troppo! Ma sì, basta con lo sputare sentenze, sono sempre persone che nei loro più sinceri dubbi o nella loro più falsa ostentazione hanno paura (o te lo fanno credere) di fidarsi di uno sconosciuto che comunque vanta di quel minimo di credenziali utili al fine di svolgere serenamente il suo lavoro… È vero, «Il mondo fa schifo» – ti diranno sempre costoro – e possono capitare a tutti le giornate no in cui si perdono le staffe sembrando irriconoscibili persino ai propri occhi: l’importate è progredire interiormente e lasciarsi il passato alle spalle! Questa mia esperienza l’ho personalmente interpretata come un momento di maturazione nel quale – una volta tirate le somme – i miei ricordi più dolci e vivi saranno sempre quelli legati alle persone positive che hanno incrociato il mio cammino in questo incredibile (in tutti i sensi) periodo! Persone positive di cui finora ho solo accennato.




5) CONLUSIONE: IL MIO CONPENSO MORALE. Oltre a ricavarne un compenso economico,
questa breve seppur intensa mansione mi ha fruttato moltissimi insegnamenti che occuperanno per sempre il primo posto entro il mio bagaglio personale di esperienze di vita. Ho imparato, rafforzato e messo in pratica quel valore che già la mia famiglia mi aveva in tenera età insegnato e che credevo ignaro fino ad allora aver compreso totalmente – l’etica del lavoro – anche se
l’insegnamento più grande me l’hanno fornito – più di altri in particolare – proprio coloro che in
questi tempi vengono spesso e volentieri trascurati (se non sbeffeggiati): gli anziani. Parlarci
assieme dei problemi di tutti giorni e delle speranze che nutrono nei giovani di buona volontà ha un che di eccezionale poiché mi sentivo più arricchito dentro! Sono la nostra miniera d’oro
d’esperienza! Noi veniamo appunto arricchiti da costoro che – a loro volta – rivivono in noi i
momenti della loro giovinezza, certamente meno agiata della nostra, ma non certamente scevra di speranze per una vita più dignitosa ed anche per un’Italia più unita, la stessa in cui hanno preso parte a molti censimenti mentre assistevano impotenti a cambiamenti il più delle volte alienanti e barbari sempre e solo nei loro confronti. Nel 1861 è stata fatta l’Italia che oggi abbiamo il compito di rafforzarla interiormente per un futuro che a buon diritto esigiamo “roseo” circa le prospettive di lavoro per noi giovani e “sicuro” per i nostri anziani che per tutta la vita hanno solamente potuto buttar giù bocconi amari mentre assistevano inermi alla brutalità dell’uomo quando si scaglia contro suo fratello. Ho rafforzato il rispetto per coloro che – alla mia età – pativano sotto la miseria e la guerra! Mai più tutto questo! Viva un’Italia in pace con se stessa! La nuova Italia nasce da qui!




Andrea Danile, rilevatore ISTAT 0150070005 presso il Comune di Arconate (Mi)

venerdì 27 gennaio 2012

La giornata della memoria

Ho sentito persone che si chiedono quale sia il fine, quale la funzione della giornata della memoria. Ed io, che considero questa giornata come una di quelle più importanti dell’anno, non riesco a capirne il motivo, e per più di una ragione. La prima, e più ovvia, è che per noi è un dovere ricordare quello che è successo, fermarci a meditare che l’olocausto è realmente stato (a differenza di ciò che sostengono alcuni revisionisti), che i campi di sterminio non sono un’invenzione cinematografica ma, probabilmente, la più tremenda prova di quanto odio, di quanta violenza, di quanti morti, di quante atrocità l’uomo possa essere capace. Bisogna ricordare e tramandare alle generazioni future, perché si farà fatica a credere che simili cose siano potute accadere. Si farà fatica ad immaginare persone ridotte a morire di fame, di fatica, di freddo di percosse subite a cause di infrazioni di regole assurde, create solo per essere infrante, create per dare una "motivazione" all’omicidio. Giusto quelle volte che la si voleva cercare. Non riuscirà facile immaginare che a tali torture non erano destinati "solo" prigionieri di guerra, ma anche civili: donne, bambini, anziani nessuno era esentato dall’odio nazista. Come faranno le generazioni che verranno a poter credere a tutto ciò che è successo: alle camere a gas, ai forni crematori, alle sperimentazioni scientifiche, alle copertine di libri fatte con i tatuaggi dei deportati, alla variante del bowling dove i birilli erano persone, la pista un scalinata, la palla un macigno, lo strike una strage. A volta le immagini e i racconti sono forti, ci scuotono, quasi ci fanno venire la nausea. Ma se non ci fossero come si potrebbe in futuro credere che realmente ciò è successo? Soprattutto non dobbiamo limitarci a ricordare, abbiamo anche il dovere morale di imparare da quello che è successo. Perché a compiere l’olocausto non furono solo i gerarchi nazisti e le SS: non avrebbero mai potuto compiere simili atrocità senza il silenzioso, obbediente consenso della popolazione, ingannata con menzogne, istigata all’odio. Allora quasi nessuno ebbe il coraggio di protestare, e ciò concesse la possibilità di effettuare lo sterminio. A ormai più di sessant’anni da quei massacri non dobbiamo dimenticare e soprattutto non possiamo commettere lo stesso errore. Perché sempre più frequentemente si vedono sventolare bandiere con svastiche e croci celtiche, sempre più spesso si sente inneggiare al duce e urlare frasi razziste. È riduttiva come analisi del problema dire che tali comportamenti siano dovuti all’ignoranza (il che comunque sottolineerebbe ancora di più, se ce ne fosse bisogno, l’importanza del giorno della memoria) perché quelle persone sono base fertile per nuovi episodi di discriminazione, di violenza. Perché, purtroppo, oggi come allora c’è chi cerca di convincere il popolo che il diverso sia pericoloso, che straniero sia uguale a disonesto, che immigrato corrisponda a criminale. E da queste menzogne nasce la violenza: infatti abbiamo persone di colore uccise a sprangate al grido di "Picchiamo il negro" o ragazzine marocchine picchiate all’uscita da scuola senza che nessuno non solo intervenga, ma semplicemente chiami un’ambulanza. L’indifferenza a questi atti porta successivamente alla loro accettazione, e ciò potrebbe portare a nuovi olocausti: non pensiamo che l’uomo sia cambiato così tanto da allora, torturare persone è, purtroppo, ancora strumento di interrogatori anche in quell’occidente che si dichiara portatore di civiltà e di democrazia. Con la giornata della memoria si vuole combattere questa indifferenza, che è il più solido fondamento per ogni ingiustizia. Magari smuoverà le persone solo di un puntino, ma milioni di puntini possono cambiare il mondo.

Pietro Giuliani
Per scaricarlo clicca su: http://www.youblisher.com/p/129373-La-giornata-della-memoria/

mercoledì 25 gennaio 2012

CHE COS’E’ IL CENSIMENTO? VE LO SPIEGA UN RILEVATORE ISTAT - Parte I

1) PRIMA LA TEORIA: DEFINIZIONE. Prima di cominciare, per Censimento – termine derivante dal latino tardo censire, che significa valutare, registrare i beni dei singoli cittadini (Nuova Enciclopedia Universale, volume IV, Fabbri Editori, 1984) – s’intende la rilevazione statistica avente come obiettivo il conteggio della popolazione presente sul territorio: in Italia, si definisce Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazione poiché il censimento delle abitazione e degli edifici viene svolto insieme al censimento della popolazione (15° Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazione, Manuale della Rilevazione, ISTAT, 2011). Salvo l’eccezione del 1936, il c. viene condotto in Italia dal 1861 con cadenza decennale. Lo scopo della rilevazione tenutasi nell’anno appena trascorso è stato quello di “immortalare” – come se si scattasse una fotografia – la situazione demografica del territorio tenendo però conto di un periodo che faccia da riferimento alla rilevazione stessa, ovvero la mezzanotte tra l’8 ed il 9 ottobre 2011.

2) DALLA TEORIA ALLA PRATICA: L’”ADDESTRAMENTO”. Guidati dai nostri responsabili, io ed i miei colleghi abbiamo compiuto il primo approccio a questa nuova esperienza – almeno per
quanto riguarda me –, prima con incontri preliminari atti a chiarire e ad esplicare di primo acchito cosa fosse il censimento, il tutto con l’ausilio di diapositive sul computer ed infine con un corso d’aggiornamento (un vero e proprio incontro formale) presso una sede esterna al comune nel quale avrei lavorato a cui erano presenti altri colleghi provenienti dai paesi limitrofi. Inoltre, tramite il comune stesso dove ho prestato servizio, l’ISTAT aveva comunque già provveduto per tempo a fornirci i materiali di studio (consistenti in un manuale ed in vari fac-simili delle schede del censimento degli edifici, delle famiglie e delle convivenze): quindi, il corso di aggiornamento ha avuto solo il compito di fornire a noi addetti ai lavori ulteriori ragguagli e la possibilità di risolvere degli eventuali dubbi da parte nostra. Prima di cominciare, però, mancavano ancora alcuni indispensabili elementi per intraprendere questa avventura: dopo che l’ISTAT avesse provveduto ad inviarci – oltre al manuale – un account indispensabile al fine di svolgere il lavoro sulla piattaforma digitale SGR (Sistema di Gestione della Rilevazione) ed altro materiale utile alle rilevazioni sul campo (ovvero, una tracolla contenente: penna, block notes, moduli, ecc…), i nostri superiori – conferendoci il tesserino personale – ci hanno attribuito – dandoci un solenne in bocca al lupo – le zone della città (dotandoci pure delle mappe cittadine come ausilio) in cui avremmo rilevato gli edifici e censito le famiglie che non avessero compilato il modulo entro la scadenza fissata (il 21 novembre 2011). Bastava solo attendere il 9 ottobre per incominciare!

3) POI LA PRATICA: IL LAVORO SUL CAMPO. Ufficio – paese – piattaforma digitale SGR:
questo trittico di parole in un contesto comune non esprimono significato alcuno, salvo nel mio
caso. Il Centro Comunale di Raccolta (CCR), ovvero, la base operativa dove potevamo ricevere i
questionari (laddove non venivano spediti per posta o compilati on-line) e svolgere le archiviazioni in SGR, era un ufficio del comune in cui, tre alla volta, accoglievamo la cittadinanza per sei giorni alla settimana: in sostanza, il cuore di tutto il complesso. Ognuno di noi operatori svolgeva turni settimanali consistenti in tre giorni dove avrebbe lavorato in media tra le tre e le quattro ore per giorno… sebbene, in realtà, il lavoro richiedeva molto più tempo. Nei giorni liberi e nei momenti della giornata dove non avevamo l’obbligo di ricevere i cittadini dovevamo svolgere la rilevazione di tutti gli edifici a noi assegnati. Questa avveniva su una scheda sopra la quale riportavamo in sintesi l’aspetto fisico (sia esterno che interno, più altre questioni) della struttura dell’edificio, oltre ai DUG (vie, piazze, ecc…), – con relativi numeri civici – sulle quali si affaccia. Sempre per le vie del paese e qualunque fossero le condizioni meteorologiche, quando telefonicamente risultava impossibile, avevamo il compito di reperire la famiglie che non ci avevano fatto pervenire (per qualunque ragione) il questionario entro la scadenza, aiutandole personalmente nella compilazione.
Nel caso non trovavamo nessun componente della famiglia presente al domicilio si provvedeva a
mandare una lettera di ammonizione: alla terza lettera di ammonizione recitante la modalità di
restituzione del questionario presso il CCR o in altri casi particolari (quali ad esempio il rifiuto)
scattava la segnalazione al medesimo organo di raccolta, il quale l’avrebbe potuta tramutare in una vera e propria multa di diverse centinaia di euro, oltre alla possibile esclusione dalla LAC (Lista Anagrafica Comunale). Tutte queste operazioni andavano infine riportate on-line in SGR.


Andrea Danile, rilevatore ISTAT 0150070005 presso il Comune di Arconate (Mi)

lunedì 2 gennaio 2012

Quando gli anziani dicono "Viva il fascismo!"

Tempo fa, bazzicando per Facebook, mi sono imbattuto in una discussione politica come tante, un dialogo fra due persone di opposta fazione. Ad un certo momento, uno dei due, schifato dalla politica attuale, scriveva:”Chiediti perché la maggior parte degli anziani dice che si stava meglio quando c’era uno solo [a governare]“.La frase, che in realtà avevo letto o sentito già in diverse occasioni, mi ha fatto pensare all’importanza della valutazione delle fonti storiche (in particolare alle fonti orali dirette, come le testimonianze dei sopravvissuti al fascismo) e alla confusione che le circonda nell’opinione comune di molti cittadini.Sicuramente le fonti derivate da interviste rilasciate anni dopo un certo evento da testimoni diretti, o le memorie (o i diari) scritte dai protagonisti di una certa vicenda anni dopo la vicenda stessa, sono le fonti più delicate da maneggiare e, sembra un paradosso, spesso sono le meno attendibili.Come mai la testimonianza ritardataria di un testimone diretto è una fonte poco attendibile? Cercherò di spiegarlo rimanendo sull’esempio della frase iniziale: la testimonianza di numerosi anziani che oggi, nel 2011, affermano che durante il fascismo si stava meglio.Innanzitutto bisogna considerare che le affermazioni sono fatte oggi, nel 2011, e sono viziate da parametri di giudizio e confronti con l’attualità; se le stesse parole di elogio del governo fascista si fossero trovate su un diario scritto nel ’34, la cosa sarebbe ben diversa.Diamo un’occhiata all’età degli “intervistati”: se consideriamo anziani coloro che hanno più di 70 anni fino a un massimo di 90, considereremo allora le generazioni nate fra il 1921 e il 1941. I più anziani, quelli cioè che nel 2011 hanno 90 anni, nel 1943, alla fine del regime, hanno al massimo 22 anni. Tutti gli altri erano più giovani.La prima osservazione viene spontanea: di tutti i testimoni, i più attendibili saranno i più anziani, poichè gli altri erano, ai tempi del fascismo, a malapena adolescenti. Come mai la testimonianza dei ricordi di un bambino o di un adolescente non è attendibile? Non è detto che non lo sia (bisognerebbe analizzare caso per caso), ma è evidente che la natura umana tende a idealizzare il passato e a provarne, conseguentemente, nostalgia: è difficile, infatti, trovare qualcuno che non rimpianga la sua infanzia…poco importa se ai tempi si era poveri, in guerra e sotto una dittatura piuttosto che in un paese ricco e pacifico.A questo punto vi chiederete:”Possibile che l’idea di una vita migliore sotto il fascismo sia derivata semplicemente dall’idealizzazione del passato?”Buttando un occhio alla storia dell’immediato dopoguerra, troveremo forse delle riposte interessanti. Molti di questi che durante il fascismo erano bambini o adolescenti, nell’immediato dopoguerra, avevano solo una ventina di anni. Erano quindi giovani votanti sicuramente coinvolti nel clima di grande partecipazione politica che pervase l’Italia del dopoguerra. L’idea del “si stava meglio quando si stava peggio” di longanesiana memoria potrebbe aver in qualche modo influenzato il ricordo di questi giovani. Il Borghese era un giornale d’élite, ma la sua influenza nella cultura italiana dell’immediato dopoguerra fu tale, da radicarsi nel linguaggio parlato (“si stava meglio quando si stava peggio”, l’appellativo “alla borghese” riferito alle immagini satiriche, ecc). Anche l’opera di Giannini dall’organo del Fronte dell’Uomo Qualunque, potrebbe essere ascritta alla stessa categoria. Il qualunquismo ebbe un forte impatto (mediatico ed elettorale) negli anni immediatamente successivi alla guerra. Nonostante le differenze ideologiche, nonostante i diversi fini (satirici per il primo, elettorali per il secondo), Longanesi e Giannini possono essere posti sullo stesso piano. Entrambi fortemente anticomunisti, entrambi avversi alla nascente partitocrazia e, forse inconsciamente, entrambi vagamente nostalgici. Tornando quindi ai nostri anziani, è secondo me lecito chiedersi se certi giudizi sul fascismo siano una sorta di “ricordo indotto” da campagne mediatiche semi-nostalgiche come quelle di Longanesi e Giannini? Può darsi. Ora sommate il ricordo indotto nel dopoguerra con l’idealizzazione del passato, inevitabile in ogni individuo, ed avrete un anziano che nel 2011 rimpiange il fascismo.

Davide Colombini
originale su http://bimunada.wordpress.com/2011/09/30/quando-gli-anziani-dicono-viva-il-fascismo/

venerdì 9 dicembre 2011

SISTEMA DI CRISI (Parte III)


Premessa: sono da sempre convinto che il lettore vada stimolato a cercare notizie, ad informarsi. Ecco perché ogni link che ho inserito a questo articolo non è una semplice nota in fondo alla pagina, una fonte di cui fa bene conoscere l’esistenza e basta. Tutti i link contengono informazioni aggiuntive agli argomenti trattati, leggerli ed approfondire è vostro diritto e vostro dovere.

 
Il nuovo governo Monti, che dovrebbe portare l’Italia fuori dalla crisi, si compone di personaggi che hanno forti legami con le banche: Elsa Fornero, Ministro del Welfare e delle Pari Opportunità, è stata vicepresidente del comitato di controllo di Intesa SanPaolo[1]; Francesco Profumo, Ministro dell’Istruzione, è stato nel cda di Unicredit Private Bank[2]; Piero Gnudi, Ministro dello Sport e del Turismo, già famoso per essere il suocero di Antonio Albanese, è stato membro del cda di Unicredito Italiano[3]; Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture, ex amministratore delegato del Banco Ambrosiano Veneto e di Intesa SanPaolo, noto per la sua pessima gestione delle Poste Italiane (con tanto di accusa della Corte dei Conti) e per il suo ruolo decisivo nella recente vendita Alitalia.[4]
Gente competente, dicono i più informati, come il neo Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, più volte coinvolto in indagini sulla gestione dei rifiuti, e accusato dall’associazione Greenpeace di essere legato alle industrie[5], nonché sostenitore del nucleare[6]; o anche l’attuale Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, che, da prefetto, negò l’esistenza della mafia a Genova, dimenticandosi delle numerose inchieste della magistratura a riguardo, e che fu anche sotto inchiesta per abuso d’ufficio, nell’ambito della gestione del Teatro Bellini di Catania.[7]
Dal conflitto d’interessi di Berlusconi, passiamo al conflitto d’interessi colossale del governo tecnico Monti, dal quale non è esente neppure il Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, ammiraglio e Presidente del Comitato Militare della Nato, un militare al governo, particolarità che si era verificata solamente nel governo tecnico Dini nel 1995.[8]
Ci sono, poi, le responsabilità dell’Unione Europea, dalla politica della Bce, oggi presieduta da Mario Draghi, delle fondamenta stesse dell’Unione, che presentano grossi deficit di democraticità: l’espressione più alta di ogni sistema democratico è il parlamento, eletto dal popolo e detentore del potere legislativo, ma in Europa il parlamento conta ben poco, mentre il potere è nella mani del Consiglio e della Commissione, i cui membri non sono eletti ma nominati. Piuttosto lontana da ogni standard democratico è stata anche l’approvazione del Trattato di Lisbona, una costituzione europea di fatto, che supera in valore quelle nazionali e, per tanto, sarebbe da recepire tramite referendum in ogni Stato. Dopo le critiche e gli iniziali “no” di Francia e Olanda, il Trattato fu sottoposto a referendum in Irlanda, dove fu respinto con il 53,4% di voti contrari.[9] Subito dopo, il Paese sprofondò nella crisi economica, il referendum fu riproposto e, poco prima del voto, il Commissario Europeo Barroso fece visita in Irlanda, promettendo, in caso di approvazione del Trattato, aiuti per 14,8 milioni di euro.[10] Ovviamente, vinse il “sì”.
È notizia recente la proposta dei presidenti del Consiglio e della Commissione Europea, Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso di un piano per rafforzare l’Europa, dando potere di veto e di modifica, da parte della Ue, sulle leggi finanziarie nazionali, e permettendo all’Unione di sanzionare gli Stati membri che non rispettino le norme europee in materia economica con la sospensione del diritto di voto in Consiglio o con il blocco dei finanziamenti.[11]
C’è, poi, un gruppo di “ribelli” all’interno della Ue stessa, ma non cantate vittoria troppo presto: non si ribellano per la scarsa democrazia del sistema, si ribellano per il suo eccesso. Stiamo parlando del cosiddetto Gruppo di Francoforte, guidato da Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, leader delle due principali potenze europee, che, stanchi delle lungaggini di Bruxelles, hanno deciso di prendere in mano la situazione. “Se vogliamo considerare la crisi come un'opportunità, dobbiamo essere pronti ad agire più rapidamente e in modo non convenzionale" ha detto la Merkel.[12] Non è un caso che, dopo aver annunciato di indire un referendum, così che la cittadinanza greca potesse scegliere se accettare o no i sacrifici imposti dall’Europa, il premier Papandreu sia diventato bersaglio della stampa e della politica internazionale, costretto a dimettersi dopo l’incontro con il Gruppo di Francoforte, durante il G20.
Stessa sorte è toccata a Berlusconi, anche lui saldamente ancorato alla sua poltrona fino al sopracitato summit.
A questo punto, il bravo scrittore dovrebbe concludere con un bel finale da editorialista, ma tutta questa vicenda non è ancora conclusa, la parola fine deve ancora giungere.


P.S. Per maggior informazioni sui lati oscuri del Trattato di Lisbona, si rimanda all’articolo in merito di Paolo Barnard.[13]
Per comprendere gli effetti delle politiche Neoliberiste in Sudamerica potrebbe essere utile visionare il documentario Diario del saccheggio di Fernando E. Solanas.[14]
Per saperne di più sulla crisi in Grecia, si consiglia la visione del documentario Debtocracy di Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou.[15]
Se, invece, siete interessati alla crisi attuale da un punto di vista più tecnico, è consigliata la lettura dell’articolo di Sebastiano Putoto Era meglio Silvio? Governi e cadute ai tempi della crisi.[16]
In merito alla crisi e al Neoliberismo, può risultare utile la lettura del saggio di Paolo Barnard Il più grande crimine.[17]

P.S.S. La sera di martedì 22 novembre, su Canale5, è andata in onda una puntata di Matrix dedicata al tema del complotto e della crisi economica, con ospiti Giulietto Chiesa, Claudio Messora, Paolo Barnard, Claudio Costamagna e altri. La tesi sostenuta dai primi tre è stata ridicolizzata al livello di una paranoia sui templari e chissà che altro, davanti alla faccia divertita di Claudio Costamagna, ex-dirigente di alto livello di Goldman Sachs. Occorre far notare che Costamagna era responsabile di tutti i team di banchieri della società in Europa[18], nello stesso periodo in cui Goldman Sachs è accusata di aver iniziato le sue operazioni truffa coi conti pubblici greci.[19]

Valerio Moggia


[19] Vedi nota 4 della parte I