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domenica 18 marzo 2012

THE ICEMAN'S WAY

Universalmente riconosciuto come uno dei migliori piloti della Formula 1 del nuovo millennio, Kimi Raikkonen, nato ad Espoo il 17 ottobre 1979, ha una storia da enfant prodige nell'ambito automobilistico: mosse i primi passi nel kart, a vent'anni approdò nel campionato britannico di Formula Renault, con il team Manor. L'anno successivo conquistò il titolo grazie a 7 vittorie su 10 gare, 7 pole e 6 giri veloci.
Nello stesso anno, gareggiò anche nella Formula Renault internazionale, dove catturò l'attenzione di Peter Sauber, titolare dell'omonima scuderia, che decise di farlo debuttare nel 2001 in Formula 1, dopo una serie di test esaltanti, in cui i tempi sul giro del finlandese furono a dir poco eccellenti: per la prima volta nella storia esordiva in Formula 1 un pilota che aveva disputato sino a quel momento solo 23 gare, nessuna delle quali in formule propedeutiche, quali la Formula 3 o Formula 3000.
Il debutto in Formula 1 risale al Gran Premio di Australia del 2001 e fu un debutto strepitoso: il pilota finlandese guidò con una superlicenza, una sorta di contratto a breve termine, con la quale aveva la possibilità di correre per sei mesi con la Sauber-Petronas. Kimi concluse il GP australiano al sesto posto, conquistando, con una macchina non certamente appartenente ai top team, il suo primo punto mondiale. Il contratto gli fu prolungato per tutta la stagione e Raikkonen ripagò la fiducia con 9 punti complessivi (ricordiamoci che all'epoca il primo prendeva 10 punti, il secondo 6, il terzo 4, il quarto 3, il quinto 2 e il sesto 1), concludendo decimo nella classifica iridata.
Data la sua ottima stagione come debuttante, quella volpe di Ron Dennis lo volle alla McLaren per sostituire il connazionale Mika Hakkinen, ritiratosi nel 2001 dopo una carriera straordinaria coronata da 21 successi e due titoli mondiali (1998 e 1999).
Al debutto con la nuova scuderia, colse il primo podio della carriera giungendo 3º nel GP d'Australia, ed ottenendo il giro più veloce. Nel Gran Premio di Francia a Magny-Cours sfiorò la prima vittoria ma, a pochi giri dalla fine, scivolò su una macchia d'olio non segnalata: primo episodio sfortunato di una carriera che di sfortuna ne ha conosciuta parecchia. Nonostante ottime prestazioni, Kimi accumulò solo 24 punti a causa di 11 ritiri dovuti a guasti tecnici della vettura, dimostrando di essere più veloce del compagno David Coulthard nella maggior parte delle occasioni.
Il 2003 per Räikkönen fu estremamente positivo: pur disponendo della vettura dell'anno precedente leggermente modificata, (la MP4/18 non gareggiò mai) si giocò la vittoria del mondiale sino all'ultima gara. Dopo un terzo posto iniziale ottenuto nel Gran Premio d'Australia, in Malesia arrivò la prima vittoria in carriera. Nel Gran Premio del Brasile venne dato per vincitore ma nei giorni successivi la vittoria fu assegnata a Giancarlo Fisichella per un errore dei commissari: una vittoria, un secondo e un terzo posto, un inizio di campionato a dir poco entusiasmante.
La stagione continuò con buoni risultati, ma la vittoria in Malesia non fu bissata. Nel frattempo Schumacher e Montoya a suon di vittorie si contendevano il titolo. Grazie ai numerosi podi conquistati, Raikkonen rimase aggrappato alla lotta per il titolo mondiale fino all'ultimo gran premio. Alla fine della stagione si classificò 2º con 91 punti complessivi, solamente due in meno del pluricampione tedesco e davanti al colombiano, arrivando secondo (dietro a Barrichello) nell'ultima gara della stagione.
Il 2004 fu un anno difficile, dove Kimi conquistò un solo GP (quello del Belgio) e pochissimi podi ma l'anno successivo dopo un inizio in salita, dimostrò di poter lottare per il mondiale con il rivale Fernando Alonso. Il finlandese, nonostante un forte ritardo dalla vetta del mondiale dopo le prime quattro gare, riuscì a ridurre il distacco con due vittorie consecutive in Spagna e a Monaco, ed altre quattro in Canada, Ungheria, Turchia (nella prima edizione del GP) e Belgio (riconfermando la vittoria del 2004) . Nel Gran Premio d'Europa fu però vittima di un cedimento alla sospensione quando era leader della gara ed avrebbe potuto compiere il sorpasso su Alonso; il finlandese fu spesso colpito da rotture al propulsore ed è stato più volte costretto a rimontare, riuscendo comunque a portarsi per ben 7 volte sul primo gradino del podio. La stagione si concluse poi con una esaltante vittoria in ,Giappone ottenuta a seguito di una delle più belle gare della sua carriera. Partendo 17º in griglia, si rese subito protagonista di una serie di straordinari sorpassi, anche ai danni di sua maestà Michael Schumacher e del già laureato campione del mondo Fernando Alonso. Riuscì a portarsi alle spalle di Giancarlo Fisichella e a 5 giri dalla fine e completò la sua rimonta compiendo un bellissimo sorpasso all'esterno della prima curva, a danni del romano.
In questa stagione su 19 gare ha ottenuto ben 10 giri veloci in gara, record assoluto detenuto a pari merito con Michael Schumacher.
Nel 2006 la mancanza di affidabilità e di competitività della McLaren lo esclusero subito dalla lotta per il titolo mondiale: Kimi non riuscì a vincere nessun Gran Premio, conquistando ugualmente 65 punti e 3 pole position.
Il 2007 è l'anno del pilota finlandese: passato alla Ferrari per sostituire Schumacher, Kimi non delude le aspettative, nonostante una stagione non certo facile; la vittoria finale del titolo arriva infatti dopo una rimonta straordinaria. La pole, il giro veloce e la vittoria conquistate al debutto con il Cavallino, lo pongono accanto a delle leggende della scuderia di Maranello come Fangio e Mansell, unici prima di Kimi a conquistare l' hart-trick al primo GP della stagione con la Rossa. Le successive gare furono travagliate sia per errori del pilota sia per la scarsa affidabilità della Ferrari; solo con l'estate Raikkonen riuscì a conquistare due vittorie in Francia e Gran Bretagna che lo rilanciarono in ottica iridata, nonostante avesse accumulato uno svantaggio importante.
Dopo la vittoria in Belgio e il terzo posto in Giappone, a due gare dalla fine i punti da recuperare erano 17 su 20 disponibili; ciò che accadde nelle ultime due gare ha dell'incredibile: due vittorie di Kimi, con un ritiro e un settimo posto di Hamilton, e due terzi posti di Alonso (anche lui coinvolto nella lotta mondiale), portarono Iceman a vincere il campionato. Prima dell'ultima gara ironicamente si diceva che per vincere il mondiale Raikkonen avrebbe dovuto vincere il GP e nel contempo un meteorite sarebbe dovuto cadere nel box McLaren: a quanto pare il miracolo è accaduto...
Le ultime stagioni in Formula 1 del pilota finlandese non furono esaltanti: in due anni riuscì ad ottenere solo tre vittorie e otto podi. Da sottolineare le vittoria sul circuito di Spa, suo tracciato per eccellenza, nell'agosto del 2009, che lo proclamò “The King of Spa” essendo il pilota ad aver vinto più GP in Belgio (ben quattro).
Il 29 novembre 2011 dopo due anni lontano dal circus, viene ufficializzato il suo ritorno in Formula 1 alla guida della Lotus, per cui firma un contratto biennale a partire dalla stagione 2012. Il 24 gennaio 2012 è tornato in pista ufficialmente nei test di Jerez.

DICONO DI LUI
“Quando vedi Kimi in azione hai la percezione di quanto bravo sia. Ci sono tanti aspetti da prendere in considerazione in Formula 1 per valutare un campione, non ci si deve limitare a fare un giro veloce”. Questa l'opinione del responsabile delle attività in pista del team Lotus Permane.
Una bella provocazione nei confronti del pilota Lotus GP arriva da arriva da un ex pilota Gerhard Berger. : "E’ un gran personaggio ma per tornare competitivo deve ridurre la vodka!” Secondo Berger, il pilota finlandese avrebbe avuto negli ultimi tempi un approccio un po’ troppo allegro alla professione di pilota. D'altronde Kimi è così, amante della bella vita, ma ciò non toglie nulla al suo immenso talento, coronato da una dose di freddezza fuori dal comune, che gli ha valso il soprannome di Iceman.
Sentite cosa dice invece Damon Hill. campione del mondo 1996, ad Autosport: “Kimi è un grande. Ha già vinto un titolo mondiale ed ha la possibilità di puntare a vincere anche altri due. Quando si presenterà ai nastri di partenza della stagione 2012, il biondo di Espoo avrà 33 anni. Non crediamo che voglia invecchiare troppo in Formula 1. Tuttavia, qualora lo desiderasse, potrà disputare almeno altre 4-5 stagioni a grande livello. Se la Lotus lo asseconderà, sarebbe folle sottovalutarlo per il medio periodo”.
Allora in bocca al lupo Iceman!

>>FEDE

venerdì 24 febbraio 2012

STAY TUNED! GENTLE GEORGE

Oggi apriamo la nuova rubrica musicale Stay Tuned!, che potremmo considerare già inaugurata con l'articolo I Pink Floyd e Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, primo post del nostro blog, risalente al 3 ottobre 2011. Ma c'è un motivo se la apriamo oggi e non l'abbiamo fatto prima: ora ci proponiamo infatti di esplorare il mondo della musica in modo continuativo, con un appuntamento al mese che si occupi di figure che hanno segnato la storia della musica contemporanea, di modo che più lettori possibili possano venire a conoscerle con regolarità ed eventualmente approfondirne la conoscenza con ricerche personali e soprattutto con l'ascolto dei brani più significativi. Buona lettura, buon ascolto e... STAY TUNED!

GENTLE GEORGE


Dopo diversi mesi di pausa, torniamo a parlare di musica (e di Beatles naturalmente!) in occasione di un anniversario speciale: il 25 febbraio 1943 ( o il 24, come sosteneva lui ) nacque infatti George Harrison, il Beatle dolce e gentile, “the Quiet One”, che non raggiunse mai la fama degli illustri colleghi John Lennon e Paul Mc Cartney ma regalò ai Beatles e al mondo capolavori come Something, Here comes the sun, While my guitar gently weeps.

La sua non è una storia come tante altre, ma quella di un abile chitarrista di Liverpool che in poco tempo si trovò catapultato in un mondo che un po’ lo affascinò, perché certamente non credeva che sarebbe capitato proprio a lui di fare una miriade di concerti in pochi anni, i Favolosi anni amburghesi, e diventare di lì a poco il chitarrista della band più famosa e amata al mondo, ma certo lo scombussolò parecchio, tanto da distaccarsene pian piano per cercare un mondo più vero e spirituale.

Il mondo che gli fece conoscere Ravi Shankar, eccezionale suonatore di sitar incontrato durante il viaggio in India del 1966, senza il quale Harrison affermò che sarebbe diventato “un vecchio scemo e noioso”. Questo incontro fu per lui di grande stimolo: diverse volte tornò in India anche senza gli altri Beatles, e grazie all’apporto della cultura indiana si dedicò a varie sperimentazioni musicali, come la colonna sonora Wonderwall Music e un pezzo elettronico di grande interesse, Electronic Sound.

Il legame con Ravi Shankar si consolidò sempre più, tanto da passare da una semplice ispirazione nella composizione di canzoni come Within you without you, in cui affascina l’evocativo suono del sitar, che Harrison fu tra i primi a inserire nella musica occidentale, a vere e proprie collaborazioni, come quella che diede vita al primo concerto di beneficienza della storia del rock, tenutosi a New York in occasione della guerra civile tra Pakistan e India nel 1971, che portò alla formazione dello stato del Bangladesh. Harrison si impegnò molto per la causa, riuscendo a ottenere la collaborazione di musicisti di grande calibro come Bob Dylan ed Eric Clapton.

Fu un successo davvero clamoroso, che attirò un pubblico numeroso ed entusiasta ma che purtroppo non diede aiuti particolarmente significativi ai profughi della guerra civile per problemi sollevati dal fisco americano. Harrison però non si diede per vinto e continuò la sua attività benefica, come mostra l'istituzione nel 1973 della Material World Charitable Foundation, a cui donò i proventi dell’album Living in the Material World.

I successivi anni trascorrono tra apparizioni pubbliche sempre meno frequenti e due passatempi che appassionano molto Gentle George: la formula 1, che gli permise di coltivare e consolidare l’amicizia con il pilota scozzese Jackie Stewart, e il giardinaggio. È un periodo in cui Harrison cerca di distaccarsi il più possibile dal mondo della ribalta: proprio del disagio provocato dalla fama parlerà nell’autobiografia I me mine, pubblicata nel 1979.

Per questo motivo negli anni ’80 il chitarrista si dedicò per lo più al cinema, con una propria casa di produzione, la Handmade Films, che collezionò sia successi sia insuccessi e dovette chiudere nel 1994. Il fronte musicale invece si rivelò deludente: fu un fiasco tremendo l’album Gone, per cui Harrison non volle nessuna promozione, mentre nel 1987 poté tirare un sospiro di sollievo con Cloud Nine, per il quale si avvalse della collaborazione di Ringo Starr, oltre che di Eric Clapton ed Elton John. Da segnalare la canzone When We Was Fab, il cui videoclip gli permise di essere premiato al Festival di Sanremo 1988 per il “Miglior Video dell’Anno”.

Gli ultimi anni della sua vita trascorsero tra altri progetti musicali, come quello dei Traveling Wilburys, cui parteciparono anche Bob Dylan e Roy Orbison, e la necessità di far fronte alle sempre peggiori condizioni di salute, tanto che non fu l’aggressione subita una notte del lontano 1999 da uno squilibrato, come era accaduto all’amico e collega John Lennon, a provocargli la morte, ma un tumore al cervello, che se lo portò via all’età di 58 anni nel 2001.

Da ben 10 anni il mondo piange la sua chitarra gentile, che tra tante meravigliose canzoni ha composto anche Within you without you, una delle più belle dell'album Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, quella che più di tutte mostra il forte desiderio di distaccarsi dal mondo materiale per capire che la vita scorre al di fuori e insieme a noi.


http://www.youtube.com/watch?v=ljnv3KGtcyI


WITHIN YOU WITHOUT YOU
We were talking about the space between us all
And the people who hide themselves behind a wall
Of illusions, never glimpse the truth, then it's far too late
When they pass away

We were talking about the love that's grown so cold
And the peolpe who gain the world and lose their soul
They don't know, they can't see, are you one of them?

Try to realise it's all within yourself, no one else can make you change
And to see you're really only very small and life flows on within you and without you

We were talking about the love we all could share
When we find it to try our best to hold it there
With our love, with our love we could save the world
If they only knew

When you've seen beyond yourself then you may find peace of mind is waiting there
And the time will come when you see we're all one and life flows on within you and without you

DENTRO DI TE SENZA DI TE
Parlavamo della distanza tra noi tutti
E delle persone che si nascondono dietro un muro
Di illusioni, non afferrano mai la verità, poi è troppo tardi
Quando muiono

Parlavamo dell'amore che si è congelato
E delle persone che conquistano il mondo e perdono la loro anima
Non capiscono, non possono vedere, sei uno di loro?

Prova ad accorgerti che ogni cosa è in te, nessun altro può farti cambiare
E a capire che sei davvero molto piccolo e la vita scorre ancora dentro di te e senza di te

Parlavamo dell'amore che tutti potremmo condividere
Quando lo troviamo facciamo del nostro meglio per trattenerlo
Col nostro amore, col nostro amore potremmo salvare il mondo
Se solo lo sapessero anche loro

Quando hai guardato al di là di te stesso allora potresti trovare la pace dell'anima ad attenderti
E arriverà il tempo in cui capirai che siamo tutti un'unica cosa e la vita scorre ancora dentro di te e senza di te






Roby <^>

venerdì 11 novembre 2011

Semplicemente Gilles

Gilles Vileneuve è uno di quegli sportivi che non sei mai sicuro se siano esistiti davvero o siano il frutto meraviglioso di una qualche mitologia. Il pilota canadese è forse l'ultimo esempio della formula 1 “eroica”, che regalava spettacolo pur (o forse proprio per questo) senza avere un giro d'affari grande quanto quello odierno. Ad alimentare il mito di questo pilota contribuisce il fatto che la sua vita sembra un film scritto dal più abile degli sceneggiatori. Villeneuve nasce in Canada il 18 gennaio 1950 a Saint Jean sur Richelieu e visse l'infanzia nella vicina città di Chambly. Durante l'adolescenza si possono ricordare due episodi che danno la giusta idea di chi era veramente Gilles Villeneuve: a quindici anni rubò la Pontiac del padre e la spinse a 170 Km/h sotto la pioggia, risultato: uscì di strada e andò a sbattere contro un palo distruggendo la macchina ma rimanendo incolume. L'anno dopo, munito di regolare patente, si stava recando in un paese vicino a trovare una ragazza che le piaceva; stava per superare un'auto quando questa accellerò in segno di sfida: per Gilles era un invito a nozze e subito si lanciò all'inseguimento. La sfortuna volle che una mandria di mucche attraversasse la strada e costrinse le due auto a una brusca frenata. Villeneuve finì in un fossato e si prese otto punti di sutura sulla testa. L'incoscienza dimostrata in queste ed altre occasioni saranno l'ingrediente vincente della sua carriera in formula 1 ma prima di arrivare a quei livelli la strada era ancora lunga. Il primo assaggio di agonismo lo ebbe a diciassette anni, non in una corsa di macchine, bensì in una di motoslitte. Infatti dato il rigido inverno e le copiose nevicate le motoslitte erano ll'unico mezzo per muoversi e i produttori organizzavano gare aperte a dilettanti e team professionisti. Villeneuve partecipò ad alcune gare della sua zona mettendosi in mostra tanto da venire ingaggiato da un team professionista la skiroule , tra il 1969 e il 1970. Nel 1971 passò ad unaltro team col quale divenne campione del Quebec e campione del mondo per la categoria 440 cc.
Nel 1973 il suo talento per le motoslitte passò al servizio delle macchine. Frequentò la scuola per piloti di Jim Russel, ottenendo in breve tempo la licenza di pilota. Nello stesso anno partecipò al campionato del Quebec di formula ford con una macchina vecchia di due anni; ciononostante vinse sette gare su dieci, conquistando il titolo. Nel 1974 approdò alla formula atlantic, la categoria più importante del Canada ma alla quarta gara fece un grave incidente che gli causò la frattura ad una gamba in due punti. Alcuni mesi dopo tentò di riprendere le corse ma il dolore gli impedì di portarle a termine. Il bilancio della sua prima stagione di formula Atlantic fu dunque disastroso con l'unico dato positivo il terzo posto ottenuto all'esordio. Nel 1975 rischiò di non poter correre a causa di una crisi finanziaria, ma lo salvò la skiroule che lo reingaggiò per correre con loro, Villeneuve accettò a patto che questi lo avessero sponsorizzato nell'imminente stagione di formula Atlantic. In quella stagione vinse la sua prima gara in quella categoria e concluse il campionato in quinta posizione.
La stagione 1976 la corse nella Ecurie Canada ed ebbe come tecnico Ray Wardell che in precedenza aveva lavorato per gente come Niki Lauda e Ronnie Peterson. La stagione fu trionfale dal punto di vista agonistico in quanto Gil vinse sia il campionato canadese che quello nordamericano, nonostante le difficoltà economiche del team che dovette appoggiarsi a Gaston Parent per non fallire. Lo stesso anno a Trois-Rivieres si svolse una gara alla quale parteciparono oltre ai migliori piloti di formula Atlantic alcuni grandi nomi della formula 1 come Hunt ( che di li a poco sarebbe diventato campione del mondo), Alan Jones e altri ancora. La vittoria andò al giovane canadese che impressionò i suoi più esperti rivali e questo fu il vero trampolino di lancio che gli permise di debuttare in Formula 1 l'anno successivo!
Nel 1977 Gil prese parte ad alcune gare del campionato sudafricano di formula Atlantic e poi si cimentò in una nuova categoria: la canadian-american Challenge cup. Ma entrambe le esperienze non diedero risultati positivi; poco importa dato che la gara più importante di quell'anno fu quella del suo debutto in formula 1 il 16 Luglio 1977 a Silverstone. Villeneuve correva con la McLaren numero 40 e partì al nono posto. Durante la gare dovette fermarsi ai box per il malfunzionamento della spia dell'acqua ciononostante rientrò in pista e concluse all'undicesimo posto. Una prova tutto sommato positiva, ma purtroppo non gli vale la conferma in McLaren. Purtroppo per lui, ma per fortuna di altri, e questi altri non sono proprio i primi venuti...
Poco tempo dopo infatti ricevette una telefonata che veniva da lontano, qualcuno che parlava inglese con accento straniero che gli chiedeva se gli sarebbe interessato correre per la Ferrari. Gil pensò a uno scherzo, ma era invece la meravigliosa realtà. Il contratto fu firmato poco dopo il GP di Monza e il pilota canadese avrebbe corso per la scuderia del cavallino le ultime due corse della stagione 1977 e tutta la stagione 1978.
Il 1978 non è una stagione fortunata costellata da numerosi ritiri, ma offre lo stesso numerose prove dell'immenso talento del canadese, e per di più la sua prima vittoria in formula 1 ottenuta l'8 ottobre proprio in Canada. È una vittoria ottenuta con brivido in quanto negli ultimi giri il suo motore faceva uno strano rumore, ma le cose andarono bene per il visibilio dei spettatori e degli appassionati!
Il 1979 è forse l'anno migliore della sua troppo breve carriera, e non solo per i numeri (3 vittorie e il secondo posto nel mondiale dietro al compagno Jody Scheckter) ma anche, e forse soprattutto, per le prestazioni. Ricordiamo per esempio la gara a Zolder. Il 13 Maggio si corre infatti sul circuito belga il 6° gran premio della stagione. Gilles Villeneuve ci arriva dopo 2 vittorie nella terza e quarta gara e in testa al mondiale insieme a Depailler. Il canadese parte sesto in griglia ma è coinvolto in un incidente che lo costringono a una sosta forzata ai box. Rientra in pista ultimo ma è lo stesso capace di una rimonta eccezionale che lo porta al terzo posto e in quella posizione rimane fino a 300 metri dal traguardo. Il podio sarebbe il premio per una rimonta perfetta ma purtroppo a 300 metri dal traguardo gli finisce la benzina e il canadese non termina la gara anche se poi viene classificato come 7°. Se avesse cocluso in terza posizione avrebbe conquistato quei 4 punti che a fine stagione lo avrebbero affiancato al compagno di squadra Scheckter. Il 12 Agosto 1979 è una data che tutti gli appassionati sportivi ricordano: a Digione in Francia si corre una delle più belle gare della storia della formula 1. Villeneuve parte terzo ma con un'ottima partenza si porta in testa rimanendovi per oltre metà gara poi viene superato da Jabouille su Renault che poi vincerà la gara, ma per una volta non è il vincitore che sarà ricordato: infatti durante gli ultimi tre giri si entra nella leggenda: il duello è per la seconda posizione i protagonisti sono il nostro Gilles e il francese Arnoux compagno di squadra di Jabouille. Ci sono sorpassi e controsorpassi, frenate al limite con le due vetture che si toccano più volte, ma i due sono sempre bravi a rimanere in pista, alla fine la spunta il canadese che arriva secondo rovinando la doppietta Renault! Un duello che forse non ha eguali nel passato nel presente e nel futuro. La stagione prosegue condita da grandi partenze e bellissimi sorpassi e tre podi nelle ultime tre gare di cui il primo è il secondo posto a Monza dietro a Scheckter, che vince matematicamente il mondiale; da notare è la sportività del franco-canadese che non attacca il compagno di squadra. La stagione si chiude nella maniera migliore: una vittoria nel gran premio degli USA a Watkins Glen che gli da il secondo posto mondiale.
Dopo questa stagione piena di fasti, il 1980 è un anno negativo per Villeneuve; il pilota è costretto al ritiro 6 volte, e arriva a punti solo in 4 occasioni avendo come miglior risultato un quinto posto.
Va meglio nel 1981 dove ottiene due vittorie consecutive una a Monaco e una in Spagna. La prima è ricordata anche per un grande sorpasso che Gil opera nei confronti di Alan Jones alla Santa Devota.
Un'altra grande prestazione di quell'anno è nel gran premio di casa: in Canada. Gil parte dalla sesta fila, ma è autore di una grande rimonta che lo porta momentaneamente al secondo posto, poi viene superato da Watson e poco dopo piega l'alettone anteriore. Pioveva è la visibilità era quindi minima ma il ferrarista non vuole fermarsi ai box, nemmeno quando l'alettone si stacca completamente. Continua a guidare una macchina ingestibile e arriva al traguardo conservando la terza posizione. Un'altra dimostrazione di carattere e forse di incoscienza che però donano spettacolo al circus e alla storia.
Purtroppo alla quinta gara della stagione successiva, durante le prove Villeneuve si scontra con Mass, la sua Ferrari vola nell'aria e lui ne è sbalzato fuori e cade male. Quella stessa sera Gil viene dichiarato clinicamente morto: sono le 21:00 dell'8 Maggio 1982. Con lui muore anche la formula 1 dei tempi eroici. Villeneuve era quel tipo di pilota che non si può giudicare dagli albi: 6 vittorie, 13 podi questi sono i freddi numeri che non rendono giustizia alla carriera di Villeneuve. Quello che i numeri non dicono infatti è la passione con la quale lui guidava, si divertiva e soprattutto faceva divertire tifosi, appassionati e sportivi in genere. Fuori dalla pista un uomo amabile e tranquillo, dentro la pista grinta, irruenza voglia di dar spettacolo, questi sono gli ingredienti che lo hanno reso uno dei piloti più amati di sempre. Lui ormai è un eroe, che sembra uscito da un film del quale egli stesso dice:<< Io ho avuto il privilegio di essere la comparsa, lo sceneggiatore, l'attore protagonista e il regista del mio modo di vivere>>

Alcuni video(cliccare sopra per vederli):

Villeneuve vs Arnoux(Digione 1979)
Villeneuve su Arnoux e Patrese( GP Monaco 1980)
Vittoria a Monaco 1981
L'ultima vittoria

lunedì 7 novembre 2011

BERTRAND RUSSELL: vita e messaggio

BERTRAND RUSSELL, il pacifista: «l’amore è saggio, l’odio è folle»

Quello che vi sto per proporre è un mio breve scritto che racconta la vita e che raccoglie diverse frasi per cui è divenuto famoso il celebre filosofo, matematico, pubblicista e letterato britannico Bertrand Arthur William Russell. Tutto ciò che è contenuto qui sotto è interamente documentato poiché carpito dalla voce ad egli dedicata contenuta nella Nuova Enciclopedia Universale della Fabbri Editori e da alcuni filmati autentici disponibili in rete con Russell stesso
che viene intervistato. Ribadito ciò, spero che troviate il mio articolo di vostro gradimento e che vi sia utile per conoscere e capire questa brillante figura intellettuale del secolo passato che personalmente ritengo un padre dell’umanità, non solo per le opere accademiche, ma soprattutto per il suo impegno umano, come avrete modo tra poco di appurare. Auguro a tutti buona lettura e invito a manifestare i giudizi con la civiltà e l’umanità che rendono tali le persone di grande umanità: anche Russell avrebbe preferito così. Grazie in
anticipo.

BREVE BIOGRAFIA ED OPERE
Bertrand Russell nasce a Trelleck, nel Galles, il 18 maggio 1872. Dopo aver conseguito la laurea a Cambridge ne divenne lettore nel periodo dal 1910 al 1916, per poi venire privato di tale carica a causa del suo atteggiamento d’intransigente pacifismo assunto durante il periodo in cui
imperversò nel mondo la Grande Guerra: ma non si limitò a pagare solo con tale estromissione, poiché – per la stessa accusa di pacifismo – subì l’arresto con relativi sei mesi di carcere nel 1918. Finita la guerra, due anni dopo si trasferì prima in Russia e poi a Pechino. Dopo di che ritornò a Londra dove – tra il 1927 ed il 1932 – aprì una scuola per bambini ispirata ai fondamenti della pedagogia progressista. Nel 1938 divenne professore di filosofia all’Università di Chicago, nel 1939 all’UCLA, fino al 1940, anno in cui venne chiamato al City College di New York, nel quale vi rimase fin quando non troverà sulla sua strada un’accesa ostilità puritana verso le sue idee. L’anno 1950 fu però – dopo tante amarezze – quello della sua consacrazione e dei riconoscimenti dalla comunità scientifica, tant’è che ricevette il Nobel per la letteratura in merito alla sua filosofia, la quale verteva sull’ideale del rigore scientifico. Il successo riscosso da Russell nei confronti del grande pubblico non si limitò però solamente alle sue trattazioni logico-epistemologiche, bensì anche a quelle socio-politiche: non ci si può infatti esimere dal ricordare questo grande uomo per diverse ragioni quali la sua difesa nei confronti degli ideali del liberalismo classico e le sue condanne verso ogni forma – sia nuova che vecchia – di oppressione e dominio totalitario e tecnologico. Palese nelle sue opere la difesa della cultura manista e della razionalità dalle superstizioni politiche e religiose. Fra le sue più significative sono degne di menzione: I Principi della Matematica (1903) – sviluppati con A. N. Whitehead nei tre volumi dei Principia mathematica (1910-1913) –; L’Analisi della Mente (1921); l’Indagine su Significato e sulla Verità (1940); La Conoscenza Umana: il suo Scopo e i suoi Limiti (1948). Fra le altre abbiamo: Le Prospettive della Civiltà Industriale (1923); A Cosa Io Credo (1925); Perché non sono Cristiano (1927); Libertà e Organizzazione 1814-1914 (1934); Il Potere. Nuova Analisi Sociale (1938); Che Cos’è la Democrazia (1953). Morirà in età veneranda a Penrhydentraet, nel suo natio Galles, il 2 febbraio 1970: pochi mesi dopo avrebbe compiuto il suo novantottesimo compleanno.

IL MESSAGGIO CHE HA VOLUTO LASCIARCI
In un’intervista del 1959, alla domanda su quale messaggio avrebbe lasciato ai posteri, Russell diede una risposta davvero significativa articolata in due parti, una intellettuale ed una morale. La prima si riferì a tutti coloro i quali s’approcciano nello studio (anche di filosofie, come aggiunse) intimandoli ad interrogarsi sempre sui fatti e sulle verità che essi sostengono: mai bisogna farsi sviare – sostenne – dalle proprie credenze, né dai vantaggi sociali che da esse possano mai di conseguenza scaturirvi (semmai esistano persone pronte a credervi). La seconda – assai poetica – introdusse dicendo testualmente che «l’amore è saggio, l’odio è folle» e ribadendo indispensabili valori quali la carità e la tolleranza per il diverso, indispensabili per «vivere insieme e non morire insieme»: valori vitali per la sopravvivenza dell’umanità sulla terra.

Andrea Danile

sabato 15 ottobre 2011

Tu sei tutto quello che...Storia di un capitano

E’ di Javier Adelmar Zanetti il record di presenze con la maglia nerazzurra dell’ F.C. Internazionale di Milano tra campionato italiano, Coppa Italia, Supercoppa Italiana, Champions League, Coppa Uefa e le recenti apparizioni in Supercoppa Europea e Mondiale per Club (2010). Il precedente record di 756 apparteneva a Giuseppe Bergomi “lo zio”, grande capitano nerazzurro dal 1992 al 1999.
Chi nel 1995, anno di approdo di Zanetti all’Inter , avrebbe mai detto che questo giocatore dai capelli mai spettinati e dal forte accento latino-americano sarebbe rimasto alla Beneamata fino all’età di 38 anni, indossando dal 1999 la fascia da capitano e vincendo 16 trofei in 16 anni, diventando così il capitano nerazzurro più vincente della storia?
Eppure “Il Trattore”, così soprannominato per la sua capacità di effettuare coast to coast dalla propria difesa all’area avversaria palla al piede, dribblando ogni avversario che si presenti di fronte a lui, si inserisce perfettamente, come il pezzo mancante di un puzzle, nel ricchissimo elenco di figure centrali per la storia del mondo interista e più in generale per il calcio nazionale ed internazionale: pensiamo al primo storico capitano nerazzurro Virgilio Fossati o a Giuseppe Meazza primo grande “divo” del calcio italiano, o ancora a Benito “veleno” Lorenzi, fino a giungere all’epoca della “Grande Inter” capitanata da Armando Picchi, uomo di correttezza inestimabile in campo e fuori, per non parlare di Giacinto Facchetti, grande campione eletto a simbolo di eleganza calcistica e costante punto di riferimento per la sua onestà senza bandiera. A questo invidiabile elenco si aggiungono i nomi di Walter Zenga, portierone sempre nei cuori e nei cori dei tifosi nerazzurri, Beppe Bergomi, simbolo di fedeltà per la sua carriera trascorsa tutta con la maglia di un solo colore, e appunto Javier Zanetti, una vita con il numero 4 cucito sulla casacca nerazzurra e la fascia da capitano sul braccio sinistro.
La carriera di Zanetti ha inizio nel 1992/93 nel Tallares, la stagione successiva passa al Banfield, dove rimarrà fino al 1995, per poi arrivare all’età di 22 anni a giocare con la sua compagna di una vita, l’F.C. Internazionale, con cui esordisce il 28 agosto contro il Vicenza: il suo score ci dice 760 presenze e 21 gol.
Anche con la nazionale argentina, di cui è stato il capitano fino al 2008, vanta il maggior numero di presenze: ben 145 e 5 gol dal 16 novembre 1994, giorno del suo esordio in un’amichevole contro il Cile, fino alla recentissima Copa America (giugno 2011). All’elenco “vittorie con la nazionale” vanno inserite la medaglia d’oro alla XII edizione dei Giochi Panamericani e la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996.
Grandissimo calciatore, uomo eccezionale, “il capitano” ha istituito nel 2006 la Fondazione Pupi , con lo scopo di raccogliere fondi per aiutare ed istruire i bambini socialmente più svantaggiati e diversamente abili in una zona estremamente povera della Repubblica Argentina. Questo il suo discorso a Pistoia il 12/12/2006: «Ho avuto un'infanzia difficile, e anche se oggi non vivo nel mio paese, conosco profondamente la situazione che sta attraversando e l'effetto che questo ha sui bambini più poveri. […] Da questa convinzione è nata l'idea di costituire una Fondazione che, raccogliendo aiuti, potesse mirare principalmente a soddisfare bisogni fondamentali come l'alimentazione, l'educazione, l'igiene e la cura dei bambini». Dal 2006 è anche ambasciatore di SOS Villaggi dei bambini, un’associazione ONLUS per i diritti dell’infanzia.
Sempre stimato da tutti i suoi compagni, che considerano “Pupi” un punto di riferimento essenziale in mezzo al campo; uomo-spogliatoio ed educatore eccezionale per i più giovani, esempio di impegno costante in partita così come in allenamento: mai una palla sprecata, giocate sempre intelligenti, sacrificio per la squadra, lotta su ogni centimetro quadrato dal campo; idolo indiscusso dei tifosi nerazzurri: è tutto questo il calciatore Javier. Di lui si ricorda solo uno screzio con gli allenatori: era il 1997, finale di coppa Uefa contro lo Shalke 04 poi persa ai rigori dalla squadra di Milano. L’allora allenatore dell’Inter, Roy Hodgson, sostituì “il Trattore”, scatenando la grande amarezza di Zanetti, che mai avrebbe voluto chiudere anticipatamente un match così importante. Tutti gli allenatori avuti con la maglia nerazzurra lo ricordano sempre disponibile a sacrificarsi per il bene della squadra, mai stanco di successi, simbolo di impegno straordinario in campo e nel sociale, praticamente perfetto, tanto che l’unica cosa che ha voluto dirgli Josè Mourinho il giorno del raggiungimento del suo record con l’Inter è stata: «Grazie per avermi permesso di avere una piccolissima parte nella tua fantastica storia».
Javier Zanetti ha prolungato il contratto con la squadra milanese fino al 2013: finche lui ci sarà, le bandiere nel calcio non cesseranno di esistere.
>>FEDE

http://www.youtube.com/watch?v=HdkVsp9t-9s&feature=related: Zanetti conquista il record di presenze(2011)
http://www.youtube.com/watch?v=ISU0ySqp-mk&NR=1: l'arrivo di Javier all'Inter (1995)