domenica 30 settembre 2012
BUON COMPLEANNO UOMO MEDIOCRE!
mercoledì 28 marzo 2012
STAY TUNED! COLORI aD(a)OLIO
Questo articolo, diversamente dal precedente, non vuole fornire una serie di informazioni sul cantante in questione, ma aspira ad essere un tentativo di ricostruire in modo del tutto personale le caratteristiche ritenute salienti della sua opera di musicista, pittore, uomo. È un esperimento e in quanto tale sarà pieno di difetti e noncuranze. Nella speranza che vogliate assecondare la mia buona volontà, vi auguro buona lettura.
alla natura solida di radici che affondano verso
un incerto dirupo pendente

Mani di corteccia stringono terra e cielo. Incontro di
culture che mettono in comune e
diverse si ritrovano mani
che si librano e
ritornano verso la Madre.
Feto di notte di luna calante cullato dalla fredda alma calma di mare
Questo può essere ancora Augusto Daolio, novello a Novellara il 18 febbraio 1947, notte di lotta di gelo e brina con la Madre, forse scomparso da questo mondo il 7 ottobre 1992, ma non da quello dell’arte dei sensi, resi suoni parlati e sensati, intonati con un timbro bramoso di esprimere e spremersi in canti di mercanti e di servi, di figli di fiori frenati da infernali film futuristici, di morti di miti mutati col mondo, di amori morenti che maturano di nuovo.
Sono i suoi quadri e le sue canzoni, portate al successo con la collaborazione di grandi autori e del complesso cui Augusto apparteneva, i NOMADI, a parlarmi di lui ancora adesso, mentre un voi non indentificato né quantificato forse si annoia o forse si incuriosisce tentando di leggerne una storia, una delle tante che tanti hanno tentato di tracciare.
Per vedere i quadri descritti dai versi: 1.http://www.augustoperlavita.it/quadri/Quadro17.jpg
2.http://www.augustoperlavita.it/quadri/Quadro20.jpg
3. http://www.augustoperlavita.it/quadri/Quadro04.jpg
NOI NON CI SAREMO
http://www.youtube.com/watch?v=9RC7Yx08s5Q
venerdì 24 febbraio 2012
STAY TUNED! GENTLE GEORGE
GENTLE GEORGE
Dopo diversi mesi di pausa, torniamo a parlare di musica (e di Beatles naturalmente!) in occasione di un anniversario speciale: il 25 febbraio 1943 ( o il 24, come sosteneva lui ) nacque infatti George Harrison, il Beatle dolce e gentile, “the Quiet One”, che non raggiunse mai la fama degli illustri colleghi John Lennon e Paul Mc Cartney ma regalò ai Beatles e al mondo capolavori come Something, Here comes the sun, While my guitar gently weeps.
La sua non è una storia come tante altre, ma quella di un abile chitarrista di Liverpool che in poco tempo si trovò catapultato in un mondo che un po’ lo affascinò, perché certamente non credeva che sarebbe capitato proprio a lui di fare una miriade di concerti in pochi anni, i Favolosi anni amburghesi, e diventare di lì a poco il chitarrista della band più famosa e amata al mondo, ma certo lo scombussolò parecchio, tanto da distaccarsene pian piano per cercare un mondo più vero e spirituale.
Il mondo che gli fece conoscere Ravi Shankar, eccezionale suonatore di sitar incontrato durante il viaggio in India del 1966, senza il quale Harrison affermò che sarebbe diventato “un vecchio scemo e noioso”. Questo incontro fu per lui di grande stimolo: diverse volte tornò in India anche senza gli altri Beatles, e grazie all’apporto della cultura indiana si dedicò a varie sperimentazioni musicali, come la colonna sonora Wonderwall Music e un pezzo elettronico di grande interesse, Electronic Sound.
Il legame con Ravi Shankar si consolidò sempre più, tanto da passare da una semplice ispirazione nella composizione di canzoni come Within you without you, in cui affascina l’evocativo suono del sitar, che Harrison fu tra i primi a inserire nella musica occidentale, a vere e proprie collaborazioni, come quella che diede vita al primo concerto di beneficienza della storia del rock, tenutosi a New York in occasione della guerra civile tra Pakistan e India nel 1971, che portò alla formazione dello stato del Bangladesh. Harrison si impegnò molto per la causa, riuscendo a ottenere la collaborazione di musicisti di grande calibro come Bob Dylan ed Eric Clapton.
Fu un successo davvero clamoroso, che attirò un pubblico numeroso ed entusiasta ma che purtroppo non diede aiuti particolarmente significativi ai profughi della guerra civile per problemi sollevati dal fisco americano. Harrison però non si diede per vinto e continuò la sua attività benefica, come mostra l'istituzione nel 1973 della Material World Charitable Foundation, a cui donò i proventi dell’album Living in the Material World.
I successivi anni trascorrono tra apparizioni pubbliche sempre meno frequenti e due passatempi che appassionano molto Gentle George: la formula 1, che gli permise di coltivare e consolidare l’amicizia con il pilota scozzese Jackie Stewart, e il giardinaggio. È un periodo in cui Harrison cerca di distaccarsi il più possibile dal mondo della ribalta: proprio del disagio provocato dalla fama parlerà nell’autobiografia I me mine, pubblicata nel 1979.
Per questo motivo negli anni ’80 il chitarrista si dedicò per lo più al cinema, con una propria casa di produzione, la Handmade Films, che collezionò sia successi sia insuccessi e dovette chiudere nel 1994. Il fronte musicale invece si rivelò deludente: fu un fiasco tremendo l’album Gone, per cui Harrison non volle nessuna promozione, mentre nel 1987 poté tirare un sospiro di sollievo con Cloud Nine, per il quale si avvalse della collaborazione di Ringo Starr, oltre che di Eric Clapton ed Elton John. Da segnalare la canzone When We Was Fab, il cui videoclip gli permise di essere premiato al Festival di Sanremo 1988 per il “Miglior Video dell’Anno”.
Gli ultimi anni della sua vita trascorsero tra altri progetti musicali, come quello dei Traveling Wilburys, cui parteciparono anche Bob Dylan e Roy Orbison, e la necessità di far fronte alle sempre peggiori condizioni di salute, tanto che non fu l’aggressione subita una notte del lontano 1999 da uno squilibrato, come era accaduto all’amico e collega John Lennon, a provocargli la morte, ma un tumore al cervello, che se lo portò via all’età di 58 anni nel 2001.
Da ben 10 anni il mondo piange la sua chitarra gentile, che tra tante meravigliose canzoni ha composto anche Within you without you, una delle più belle dell'album Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, quella che più di tutte mostra il forte desiderio di distaccarsi dal mondo materiale per capire che la vita scorre al di fuori e insieme a noi.
http://www.youtube.com/watch?v=ljnv3KGtcyI
WITHIN YOU WITHOUT YOU
We were talking about the space between us all
And the people who hide themselves behind a wall
Of illusions, never glimpse the truth, then it's far too late
When they pass away
We were talking about the love that's grown so cold
And the peolpe who gain the world and lose their soul
They don't know, they can't see, are you one of them?
Try to realise it's all within yourself, no one else can make you change
And to see you're really only very small and life flows on within you and without you
We were talking about the love we all could share
When we find it to try our best to hold it there
With our love, with our love we could save the world
If they only knew
When you've seen beyond yourself then you may find peace of mind is waiting there
And the time will come when you see we're all one and life flows on within you and without you
DENTRO DI TE SENZA DI TE
Parlavamo della distanza tra noi tutti
E delle persone che si nascondono dietro un muro
Di illusioni, non afferrano mai la verità, poi è troppo tardi
Quando muiono
Parlavamo dell'amore che si è congelato
E delle persone che conquistano il mondo e perdono la loro anima
Non capiscono, non possono vedere, sei uno di loro?
Prova ad accorgerti che ogni cosa è in te, nessun altro può farti cambiare
E a capire che sei davvero molto piccolo e la vita scorre ancora dentro di te e senza di te
Parlavamo dell'amore che tutti potremmo condividere
Quando lo troviamo facciamo del nostro meglio per trattenerlo
Col nostro amore, col nostro amore potremmo salvare il mondo
Se solo lo sapessero anche loro
Quando hai guardato al di là di te stesso allora potresti trovare la pace dell'anima ad attenderti
E arriverà il tempo in cui capirai che siamo tutti un'unica cosa e la vita scorre ancora dentro di te e senza di te